La grave crisi economico-finanziaria che il capitalismo mondiale sta soffrendo si aggiunge a quelle ambientale, energetica, alimentare ed a quella del sistema politico monopolare incentrato sulla supremazia nordamericana. Per questo parliamo di crisi sistemica. Nel nostro paese gli effetti di questa crisi globale si aggiungono a quelli interni di sfascio morale, politico e istituzionale.
Questi molteplici aspetti della crisi sistemica non sono separabili fra loro e sono destinati ad avere ripercussioni geopolitiche gravissime col rimescolamento dei centri del potere economico, finanziario, produttivo e militare e la acutizzazione su vasta scala dei conflitti sociali già in atto. Come la grande crisi economica del 1929, dopo un lungo periodo di stagnazione, fu superata definitivamente solo con la seconda guerra mondiale, anche l’ attuale già annuncia l’intensificarsi di tragici conflitti militari regionali creando le premesse di una nuova ancor più tragica conflagrazione mondiale. In Italia, proprio a causa della preesistenza dei gravi fattori endogeni di cui sopra, la crisi sistemica potrebbe avere effetti ancor più devastanti che altrove. La rivolta in Grecia indica fino a che punto negli anelli deboli dell’Unione Europea si stiano accumulando esplosive contraddizioni sociali e politiche.
All’ origine di questa crisi globale vi è il carattere antagonistico del sistema capitalistico, la sua congenita incapacità a distribuire equamente le risorse, a rispettare gli insindacabili diritti umani e dei popoli, ad instaurare una diversa relazione fra gli uomini di differenti culture ed a praticare il rispetto degli equilibri della natura, la nostra <madre terra>. L’ odierna tecnoscienza, asservita alle logiche di una accumulazione finanziaria sempre più accentrata nelle mani di pochi, ha finito per dominare anziché servire la vita delle persone e dopo avere distrutto l’ ambiente naturale, base della vita, sta ora attaccando, attraverso le biotecnologie affrancate da ogni principio di precauzione, la radice della stessa vita ridotta a merce, cioè a nuovo strumento di accumulazione.
A questa crisi sistemica le forze oggi dominanti stanno dando risposte parziali, tese a perpetuare il modello di dominio sotto altre sembianze ma in realtà capaci solo di ritardare i suoi devastanti effetti. Di nuovo è stato applicata la regola: <guadagni privati e perdite pubbliche>. Gli Stati sono perciò stati richiamati temporaneamente in servizio per il suo superamento. E mentre i colpevoli vengono graziati o addirittura premiati, le vittime trovano di fronte a loro ancor più precarietà, più tasse, meno servizi sociali, un ambiente ancor meno vivibile. E’ invece necessario e urgente intervenire con coraggio sulle cause che la hanno generata, tutte riconducibili al saccheggio delle risorse materiali e umane utilizzate non per soddisfare bisogni e diritti bensì per produrre denaro
La gravità di ciò che sta accadendo sta facendo aumentare il numero di coloro che stanno aprendo gli occhi. E’ un’opportunità storica imperdibile, non per approntare qualche aggiustamento, quanto per un cambiamento radicale dei paradigmi del sistema. E’ questo cambiamento che chiamiamo Rivoluzione democratica. Le persone che non vogliono più essere subalterne e vittime di un meccanismo disumano devono riprendere nelle proprie mani il loro destino e quello delle loro comunità, impegnandosi concretamente per dare vita ad un progetto di trasformazione che mobiliti le coscienze, le volontà e le intelligenze e che eviti i tragici errori delle esperienze passate.
Uno dopo l’ altro i sogni spezzati sono diventati incubi. I sogni dell’ industrializzazione e dell’ urbanizzazione, della crescita economica, dello sviluppo e del progresso. I sogni della American way of life e del capitalismo, del socialismo reale o di quello <di mercato>
Pensiamo che sia questo il momento di re-agire. Ciò è possibile in particolare partendo, come già sta avvenendo in vari luoghi, dalle crepe che si sono aperte nel sistema di dominio, moltiplicando le lotte per allargarle e, in un rinnovato spirito internazionalista, collegarsi alle lotte dei popoli che non si sono arresi all’ omologazione del <pensiero unico>.
Non è un compito né facile né breve, ma esso è possibile e necessario.
Ad una crisi globale occorre rispondere con un progetto globale di fuoriuscita dal capitalismo, verso una società che metta al primo posto il bene comune (si chiami essa “società conviviale”, socialista o eco-socialista) capace di conciliare nel suo interno la diversità e la ricchezza delle culture promuovendo il loro vero dialogo finalizzato al <buon vivere> dell’ umanità tutta.
Il punto nodale per svincolarci dal sistema dominante è la critica radicale dei concetti di “sviluppo” e “crescita” così come ci sono stati propinati dal pensiero unico imperante. Se il binomio <sviluppo produttivo> ed <emancipazione delle persone> è stato compatibile fino a tempi recenti, purtroppo anche grazie alla rapina delle risorse dei popoli oppressi colonizzati, questa situazione è completamente cambiata nell’ attuale fase storica della <globalizzazione>, in cui sviluppo ed emancipazione si sono separati e contrapposti. Oggi sviluppo significa in realtà attacco ai redditi ed ai diritti conquistati nella fase precedente.
Un’ opposizione di mera salvaguardia delle residue conquiste sociali, ambientali e democratiche, risulterebbe di corto respiro e quindi destinata alla sterilità se non sarà in grado di rivendicare fin da subito un’alternativa di sistema fondato su alcuni nuovi paradigmi:
- subordinare l’economia ai principi etici non negoziabili quali la libertà, l’uguaglianza e la fratellanza, facendo della più ampia democrazia partecipativa la stella polare di uno nuovo Stato ed il limite invalicabile della sua azione.
- superare la parcellizzazione attuale del sapere sempre più specialistico ma sempre meno capace di una visione olistica del reale pur nella sua complessità e ricondurre la tecnologia e la scienza ad un vero servizio dell’ uomo
- ricostituire un rapporto equilibrato dell’ uomo con l’ ambiente naturale in cui esso è nato e si è sviluppato storicamente e dal quale trae sostentamento la vita in tutte le sue forme
- riconoscere a ciascuna comunità umana il diritto a vivere secondo la propria cultura scegliendo autonomamente, nel rispetto reciproco, le vie da percorrere per la propria evoluzione materiale e spirituale. In particolare consentire il ritorno alla sovranità alimentare dei popoli valorizzando le esperienze e rispettando le aspirazioni alla terra dell’ oltre miliardo di contadini che lottano per la propria (e nostra) sopravvivenza.
- ricondurre la tecnologia e la scienza ad un vero servizio dell’ uomo all’ interno di un modello produttivo meno alienante ed energivoro
Occorre guardare e comprendere la realtà attraverso le analisi e i contributi più diversi, capaci di seguire la rapida evoluzione in atto al fine di elaborare proposte adeguate, da verificare sul campo, al di fuori di vecchi ideologismi.
Il dialogo e la conoscenza dell’ altro costituiscono il miglior antidoto al razzismo dilagante favorito dall’ alto con l’ obbiettivo di scaricare sui conflitti interetnici le angosce di una situazione sempre più chiusa alla speranza. Ma al dialogo con gli amici deve sposarsi l’impegno e la partecipazione per cambiare effettualmente il mondo, con la lotta contro un sistema che per sua natura produce ingiustizia e rischia di precipitare l’umanità in una nuova barbarie.
Mentre affermiamo chiaramente che occorre un nuovo soggetto politico generale, e per questo fondiamo la nostra Associazione, si dovranno promuovere e potenziare i luoghi <intermedi> di confronto politico e di socializzazione delle idee e delle esperienze : associazioni, gruppi culturali, comitati di quartiere etc., non al mero scopo di esercitare un’ azione di stimolo e di controllo sulle istituzioni e sui partiti politici esistenti, ma a quello di costituirsi come alternativa.
I mezzi di comunicazione, ormai concentrati in pochissime mani, attraverso un uso controllato e spregiudicato, diffondono la menzogna che parte dai vertici del potere diramandosi fin negli angoli più reconditi di tutta la vita sociale, Ciò rende sempre più difficile alle persone di percepire chiaramente ciò che in realtà sta avvenendo.
LA RICERCA DI UN NUOVO RAPPORTO CON LA NATURA
Ci soffermiamo su questo punto che riteniamo centrale per la persistenza della vita umana sul pianeta, correlata com’è alla natura e ai suoi cicli vitali. Un rapporto equilibrato con essa e la salvaguardia della qualità dei suoi elementi vitali (acqua, aria, suolo) è condizione imprescindibile per il <buon vivere> sia fisico che spirituale. Questo equilibrio delicato, opera di lunghi cicli storici, non può essere alterato con leggerezza dalla logica del produttivismo di corto termine mirato al massimo profitto e sostenuta da scelte esclusivamente tecniche incapaci di valutare le conseguenze nel medio e lungo tempo. Questa logica, porta non solo all’acutizzazione dei conflitti tra Stati ma pure alla progressiva distruzione dei saperi necessari alla conservazione del variegato e delicato rapporto fra ambiente naturale e comunità locali.
Il fallimento dell’ attuale paradigma produttivo sta nella fallacia delle sue premesse :
- una illimitata capacità di produzione della ricchezza e che ha invece prodotto le peggiori disuguaglianze e povertà
- una cieca rapina delle risorse ai danni della gran parte dei popoli, ovvero il saccheggio colonialista e neocolonialista sistematico, da parte delle potenze capitalistiche occidentali (che è diventato ormai il terreno di scontro e di guerra sempre più feroce per il controllo dei territori tra vecchie e nuove potenze, non più solo occidentali)
- una disponibilità inesauribile delle risorse naturali non rinnovabili
- una capacità inesauribile dell’ambiente di essere pattumiera dei suoi scarti (che si è “risolta” negli inni trionfali all’incenerimento, e quindi nell’aumento esponenziale di inquinanti nocivi e letali).
Le conseguenze sono :
- l’ accelerata erosione della biodiversità
- la progressiva improduttività e crescente desertificazione dei suoli con conseguente aumento di impiego di fertilizzanti fortemente inquinanti
- il crescente inquinamento delle acque e dell’ aria con la conseguente diffusione di malattie tumorali e leucemiche
- infine la saturazione della capacità di smaltimento degli ingenti e pericolosi scarti dei processi industriali.
Questo impegno per una nuova alleanza con la <madre terra> è anche un modo per dire sì alla pace tra i popoli. Infatti, mano mano che le risorse hanno cominciato a scarseggiare, la loro appropriazione è divenuta causa di guerre sempre più incalzanti ed atroci, in cui la popolazione civile è venuta progressivamente pagando il prezzo più alto. Le guerre per l’ acqua sono già una realtà destinata purtroppo a moltiplicarsi.
POTENZIARE LE LOTTE LOCALI IN DIFESA DEL TERRITORIO E DELLA QUALITA’ DELLA VITA INSERENDOLE IN UN PROGETTO DI CAMBIAMENTO PIU’ AMPIO
L’ attuale logica dello sviluppo significa sempre più attacco ai territori e quindi alle comunità che su essi vivono, sia per l’ estrazione sempre più frenetica delle risorse naturali sia per le grandi opere necessarie alla logica economica del sistema. Proprio dai territori sono partite significative lotte di resistenza, in Italia e nel mondo, all’ attuale sistema ecocida e genocida. Delle prime sono esempi significativi le lotte in Val di Susa, a Scansano, a Vicenza, quelle della multiforme rete di comitati popolari per la difesa dell’ acqua pubblica, contro gli inceneritori e così via.
LA LOTTA CONTRO OGNI IMPERIALISMO A PARTIRE DA QUELLO STATUNITENSE OGGI DOMINANTE E PER IL RECUPERO DELLA PIENA SOVRANITA’ NAZIONALE
Riteniamo essenziale la lotta all’ imperialismo statunitense ed il sostegno alle resistenze dei popoli da esso aggrediti, unitamente al pieno recupero della nostra sovranità nazionale.
Il progetto USA di controllo globale delle risorse, inaspritosi dopo l’occasione propizia dell’11 settembre, rappresenta un gravissimo pericolo per l’umanità. Tale pericolo verrà ancora più accentuato dall’attuale crisi finanziaria. E’ infatti possibile che di fronte agli enormi problemi che essa crea, sarà sempre più forte la tentazione di usare lo strumento militare negli scontri sempre più duri che nasceranno. Un paese come l’Italia ha uno specifico interesse a che il Mediterraneo sia un mare di pace ed a stabilire pacifiche relazioni con il mondo arabo e musulmano.
In questo quadro è necessario riaffermare il principio della sovranità nazionale, premessa indispensabile per uscire dall’odierna subalternità alle esigenze statunitensi, ma anche – in prospettiva - per perseguire un progetto di sganciamento dagli imperativi delle oligarchie finanziarie e dai loro organismi sovranazionali.
Lotta dunque per la chiusura delle basi militari Usa e Nato, uscita dall’Europa antidemocratica delle elites dominanti (UE), impegno per l’ alternativa di una Europa dei popoli, rottura con le politiche classiste degli organismi economici internazionali.
Il degrado della società italiana ha ormai raggiunto il livello di guardia. Le fondamentali strutture del paese, dalla scuola al sistema sanitario pubblico e a tutti i servizi di utilità sociale, sembrano lentamente disgregarsi, mentre il livello dei consumi, parliamo anzitutto di quelli vitali, e della qualità della vita di fasce sempre più larghe della popolazione si abbassano in misura preoccupante. E’ evidente che l’attuale sistema politico, corresponsabile di tale situazione, é incapace di porvi rimedio.
Il ceto politico che gestisce questo regime - di destra, di centro o di sinistra - è ormai, in modo evidente, una Casta, il cui unico scopo è la ricerca di potere, denaro e privilegi spesso in forme chiaramente criminali. Chiunque oggi in Italia voglia perseguire seriamente l’interesse collettivo, deve porsi fuori e contro l’intera Casta politica. Infatti la sinistra italiana ha da tempo abdicato al ruolo di alternativa svolgendo, ormai in modo inequivocabile, la funzione di riassorbimento e controllo delle spinte popolari nel contesto di una chiara <divisione del lavoro> all’ interno del sistema.
Ma anche altre caste affiancano quella politica, stabilendo innaturali privilegi e disuguaglianze di reddito, quindi di condizioni di vita. Fra queste indichiamo i sindacati ed i vari ordini professionali che si sono appropriati del controllo di interi settori della vita sociale: l’ informazione, la salute, la giustizia etc.
Ognuna di queste caste assicura, in cambio di uno status economico privilegiato, il proprio sostegno attivo al regime: i sindacalisti riducendosi a crocerossine curanti le ferite di un capitalismo sempre più feroce, i giornalisti garantendo la disinformazione quotidiana, gli intellettuali professionali sostenendo sempre - in ultima istanza - il pensiero unico delle oligarchie, i magistrati assecondando le spinte autoritarie di un sistema in crisi, i vari ordini professionali pronti a tutto pur di perpetuare i propri privilegi corporativi.
Naturalmente, anche in questi mondi esistono lodevoli eccezioni, ma esse non modificano la realtà di un sistema chiuso a difesa degli interessi di pochi contro quelli della stragrande maggioranza della popolazione, della quale si ottiene il passivo consenso con una pervasiva opera clientelare di corruzione. Nell’opporci a queste caste combattiamo sia il mito della governance mirata a proteggere gli interessi dominanti sia quello del bipolarismo come pretesa forma di democrazia compiuta, entrambi in realtà strumenti di un totalitarismo in versione soft.
Questa crisi offre l’ opportunità per far vivere in forme storiche nuove gli ideali di emancipazione, giustizia, solidarietà, uguaglianza e libertà che furono propri della elaborazione della Costituzione della Repubblica Italiana. Di fronte all’azione disgregatrice del capitalismo reale, che tende a distruggere ogni principio di solidarietà sociale, vogliamo riproporre i principi fondamentali espressi nella prima parte di essa, in particolare quelli fino ad oggi disattesi. Essi rappresentano a nostro avviso una fondamentale linea di resistenza contro il degrado sociale cui stiamo assistendo.
Per riaffermare questi principi e per contrastare la crisi in atto acquista valore unitario e trainante la proposta/richiesta del reddito minimo garantito (per tutti, lavoratori e precari dell’industria, dell’agricoltura, dei servizi, lavoratori “autonomi” dei medesimi settori trascinati nella crisi, disoccupati e pensionati, nella direzione dell’attuazione piena e democraticamente rivoluzionaria dell’art. 36 della Costituzione “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”) accompagnata dalla richiesta di welfare sociale garantito in servizi pubblici gratuiti e diffusi. Altra richiesta qualificante è quella di consistenti assunzioni nei servizi pubblici come segno chiaro e preciso di una direzione alternativa di uscita dalla situazione attuale e di introduzione di elementi di nuova economia (scissione netta tra remunerazione monetaria, utilità sociale, e produttività) e di nuova politica (reperimento delle risorse attraverso un drastico ridimensionamento delle differenze salariali e stipendiali nel pubblico e nel privato, costruito anche con politiche fiscali adeguate). Tutti questi punti si collegano alla richiesta integrale del diritto di lavoro per tutti come indicato dalla Costituzione, e alla prospettiva generale della socializzazione dei mezzi, dei modi e dei rapporti di produzione.
Siamo quindi per un’opposizione che sappia tutelare i diritti sociali degli oppressi e di quanti stanno precipitando al di sotto della soglia dell’esclusione sociale, che valorizzi le lotte delle comunità locali e dei lavoratori che tendono ad autodifendersi davanti ai nuovi assalti che il sistema porta ai loro territori e alla loro qualità primaria di vita. E che sappia anche difendere lo stesso ordinamento costituzionale democratico, in particolare la sua assoluta laicità.
E’ necessario cominciare ad agire da subito, allargare il confronto, elaborare proposte politiche e di lotta, iniziare il lavoro ricostruttivo di un nuovo pensiero rivoluzionario democratico : queste le necessità con le quali dovremo confrontarci. Le stesse necessità che incontreranno tutte le forze, tutte le persone di buona volontà, che sceglieranno la via della lotta e dell’alternativa con le quali costruire un più ampio percorso unitario.
Per vitalizzare una nuova politica fondata sulla partecipazione dal basso e su nuovi strumenti di controllo democratico della gestione dello Stato è necessario realizzare un rapporto effettivamente democratico tra rappresentanti e rappresentati, cittadini ed eletti, includente fra l’ altro:
- la eleggibilità di tutte le cariche pubbliche importanti e la loro rotazione
- il principio della revoca dalle medesime in tutti i casi in cui sia democraticamente accertata la prevalenza di interessi privati sugli interessi comuni,
- il principio della retribuzione delle medesime cariche intese non come privilegio ma come servizio reso alla comunità, correlandole quindi ai livelli medi collettivi di retribuzione e di reddito.
Essa travolge le vecchie certezze: dal mito della globalizzazione, a quello del mercato. Poche decine di ipermiliardari possiedono più beni di intere nazioni e di miliardi di persone. La natura tutta – aria, acqua, suoli – è vicina al collasso. L’economia e la politica sono fuori controllo e sempre più in mano a comitati d’affari mafiosi che stanno usando ogni mezzo per scaricare la crisi sui popoli, sui lavoratori e sugli emarginati di ogni angolo del pianeta.
Ma questo non gli basta. La soluzione che il sistema cova nel suo grembo è ancora una volta la guerra.
La crisi del 1929, per diversi aspetti di minore ampiezza e profondità di quella che ci sta travolgendo, fu risolta soltanto con la seconda guerra mondiale. E’ nostra convinzione che quel processo possa ripetersi oggi, con un impatto distruttivo ben superiore, proporzionato alla enorme potenza distruttiva dei moderni armamenti.
Ecco perché pensiamo che sia questo il momento di agire.
Di fronte a questa crisi ed ai suoi effetti devastanti, il sistema politico appare totalmente sottomesso alle oligarchie finanziarie che l’hanno prodotta.
Questa sottomissione, aggravata da un bipolarismo autoritario, è la causa del distacco crescente tra i cittadini e i loro rappresentanti, della vergognosa corruzione castale, dell’intreccio con l’economia criminale, della morte della democrazia.
E’ riformabile questo sistema? Noi riteniamo di no. Il malaffare, come ci mostrano le innumerevoli inchieste in corso, è la norma non l’eccezione. Non si tratta dunque di mettere qualche toppa, ma di dare vita da subito ad un percorso per la costruzione di un’alternativa.
Nelle recenti elezioni abruzzesi un elettore su due ha rifiutato l’inganno della scelta all’interno del recinto in cui vorrebbero rinchiudere ed uccidere la democrazia. Questo rifiuto è la manifestazione del distacco non dalla politica, bensì dalla sua riduzione a mera gestione affaristica e autoritaria dell’esistente.
Occorre raccogliere ed organizzare questo rifiuto di massa sulla base della consapevolezza comune della straordinaria gravità della situazione, per un’alternativa fondata sui principi di Libertà, Uguaglianza e Fraternità, che affermi che l’economia, il lavoro, la vita non debbono più ubbidire a fantomatiche leggi di mercato bensì al criterio politico del bene comune, riprendendo anche i principi, sempre disattesi, della Prima parte della Costituzione Italiana.
Occorre dunque lavorare ad una risposta e ad un’organizzazione di massa, che sappia ripensare e far rinascere la politica e la democrazia, chiamando all’impegno, alla partecipazione e alla lotta tutti quanti hanno maturato – in forme e per vie sicuramente diversissime – la coscienza dell’insopportabilità del presente.
Non ci spaventano le differenze, ci spaventa l’immobilismo. In momenti eccezionali, servono risposte eccezionali, confidando sull’intelligenza, il sentimento, la responsabilità di tutti quanti risponderanno a questo appello.
Siamo convinti della necessità di questo salto di qualità perché giudichiamo inservibili le forze politiche esistenti, comprese quelle oggi costrette all’opposizione extraparlamentare, che appaiono incapaci di recidere il cordone ombelicale che le assoggetta alle forze del capitale. Esse sono caratterizzate dall’assoluta incapacità di ripensare radicalmente il presente e restano chiuse nella loro nicchia e nella autodistruttiva logica del “meno peggio” che prepara sistematicamente il peggio.
Contro le oligarchie dominanti, penetrate come metastasi in ogni angolo della società, c’è bisogno di un nuovo soggetto politico che faccia dell’alternativa la sua stella polare. Un movimento ampio, pluralista, aperto, democratico quanto deciso nell’iniziativa.
Abbiamo davanti molta strada da fare. Costruire un programma, avviare le prime iniziative, pensare e realizzare una forma di organizzazione nuova ed efficace, affrontare come prioritaria la questione dell’informazione e della comunicazione.
Riteniamo quest’ultimo aspetto decisivo, data la necessità di cominciare a contrastare seriamente la grande menzogna in cui viviamo. Una menzogna che si dirama dal vertice del potere fino ai luoghi più reconditi della vita sociale, attraverso l’uso totalitario dei mezzi d’informazione di massa.
E’ giunto il momento di cominciare a sfidare seriamente il potere anche su questo terreno.
In questo tornante della storia gravido di incognite la maggioranza delle persone vede la propria esistenza avvolta nell’incertezza. Chi già viveva in quella condizione la vede peggiorare di giorno in giorno. Chi credeva davvero di vivere nel migliore dei mondi possibili comincia ad avere molti dubbi.
Non è che l’inizio, la crisi continuerà a demolire ogni certezza. L’illusione di uscirne con misure tese al rilancio dello “sviluppo” avrà vita breve. Stiamo andando verso una generale resa dei conti: con la natura devastata sull’intero pianeta, con l’incontenibile flusso di popolazioni in fuga dai paesi depredati, nel quadro, che si allarga, di una tragica guerra infinita.
I centri dominanti del potere economico e politico entreranno ben presto in conflitto, ognuno per salvare se stesso contro gli altri, ma tutti uniti contro la stragrande maggioranza della popolazione chiamata a pagare, a soffrire, a subire ogni tipo di prepotenza.
Non possiamo attendere oltre, è questo il momento di agire!
Tutti coloro che si riconoscono in queste esigenze sono invitati a partecipare, per unirsi in un progetto di radicale cambiamento dell’attuale stato di cose.
COSTITUZIONE VO' CERCANDO CH'È SÌ CARA
1) Il discorso di Marino Badiale sulla Costituzione, che, rispetto alla situazione attuale, è molto più avanzata, è senz'altro vero; d'altra parte, questo si poteva affermare già nel 1948, poiché la classe dominante, per i motivi che conosciamo, fu costretta a fare non poche concessioni, per lo meno sulla carta.
È ugualmente vero ed ugualmente da noi risaputo che la Costituzione, soprattutto nelle sue parti più progressiste, per così dire, non è mai stata applicata e che rispetto a quella formale si è affermata, soprattutto negli Anni Cinquanta, una ben diversa Costituzione materiale; pure a livello teorico, noi siamo ben consapevoli dello scarto sempre intercorrente tra Costituzione formale e materiale in uno Stato borghese.
A questo va aggiunto che, nell'ultimo decennio, fors'anche quindicennio, la Costituzione è stata ed è continuamente svuotata, nel senso che gli articoli sono ancora quelli, ma la prassi va in direzione diametralmente opposta.
Un esempio per capirci: l'Articolo 11 sul ripudio della guerra è ancora lì, ma l'Italia è il quarto Paese al mondo per numero di missioni militari all'estero, dietro la sempre più inconsistente foglia di fico degli “interventi umanitari”.
E questo avviene con il consenso di buona parte dell'opinione pubblica, o, per lo meno, con il suo “consenso per indifferenza”, anche perché questa opinione pubblica è sempre più disastrata nelle menti dal bombardamento massiccio e quotidiano dei mezzi di distrazione di massa, che rendono, appunto, indifferenti alle distruzioni di massa, finché avvengono negli altri Paesi.
2) Tutto questo non implica, per lo meno per me che vengo dal “vecchio” Partito Comunista Italiano, che non ci si richiami alla Costituzione ogni volta che la situazione lo richieda, che non ci si opponga al suo costante svuotamento e che non si chieda che venga, finalmente, applicata.
Tra l'altro, questo avrebbe un valore formativo e politico soprattutto per le giovani generazioni, che ignorano, in buona parte, sia la Costituzione, sia le sue potenzialità democratiche.
Nello stesso tempo, non vanno coltivate illusioni, poiché se non cambiano i rapporti di forza, la Costituzione, lungi dall'essere applicata, verrà ulteriormente svuotata, anche perché la devastante crisi economica in atto produrrà, come è stato illustrato, un indurimento delle condizioni di vita di larghi strati della popolazione, che potrebbero pure protestare in maniera molto consistente.
A queste proteste è pressoché sicuro che si risponderà duramente e non sulla base della Costituzione, bensì delle numerose e micidiali leggi d'emergenza, che, come è stato già ricordato, fanno dello Stato italiano uno dei più feroci ed efficienti repressori di coloro che, in qualsiasi modo, dissentono dall'ordine esistente.
En passant: dovremmo combattere anche l'uso ideologico della crisi da parte delle classi dominanti, che già stanno impiegando quest'arma:
- sia per l'ennesima applicazione dell' “aureo principio” della privatizzazione dei profitti, quando le cose vanno bene, e della socializzazione delle perdite, quando l'economia va male;
- sia per far transitare prima nella testa delle persone e, poi, nella realtà, perfino i provvedimenti più vomitevoli; a titolo esemplificativo: l'ulteriore limitazione del diritto di sciopero, “perché, adesso, c'è la crisi”.
3) Tornando, e concludendo, alla questione Costituzione-repressione, è da tener presente che pure su scala mondiale la crisi produrrà sia molte e dure proteste a cui si risponderà con un aumento della repressione, sia il tentativo da parte del Capitalismo di risolvere i suoi problemi con la guerra.
Se è vero, infatti, che il dogma fondamentale della classe dominante statunitense è che il tenore di vita degli Statunitensi stessi non può essere oggetto di alcuna discussione/trattativa;
se è vero, come è stato ricordato, che questa si prospetta come una vera e propria crisi di civiltà, che metterebbe in discussione pure il primato degli USA e l'attuale ordine mondiale unipolare;
ebbene, io penso che gli Stati Uniti piuttosto che accettare il passaggio ad un ordine mondiale multipolare, che assegnerebbe un altro ruolo non solo ad altri Stati, (Russia, Cina, India, Brasile), ma anche ad altre civiltà, preferiranno scatenare una guerra coi fiocchi.
Se questo dovesse accadere, le eventuali proteste contro la guerra non verrebbero trattate come è accaduto finora, ma molto, molto più duramente.
Per concludere con una battuta, si potrebbe dire:
“Cercando la Costituzione, s'incontra la repressione?”.
Sintesi intervento di Pino Cosentino (Genova)
[Il punto di partenza è l'opposizione intransigente al regime bipolare, in cui comprendiamo anche il c. d.
Arcobaleno. Questo, l'appoggio alle lotte delle popolazioni contro la devastazione del territorio, per la salute,
la qualità della vita, i diritti (anche sul posto di lavoro), in primis il diritto dei cittadini di decidere
direttamente quanto li riguarda, costituisce (o dovrebbe costituire) l'elemento comune e condiviso da chi è
qui, che ci unisce, al di là di contrapposizioni destra-sinistra ormai superate.]
Abbiamo 2 proposte di contenuto (Costituzione, decrescita) e una proposta operativa (associazione politica
formalmente costituita, con tessere, campagne ecc.).
Sui valori della costituzione, penso che non ne abbiamo bisogno. Il movimento è capace di trovare da sé i
propri valori e i propri obiettivi, che sono già comuni. Le differenze tra noi vanno superate con uno sforzo di
elaborazione, non cercando una legittimazione giuridico-formale che potrebbe essere un'arma a doppio
taglio. Inoltre la Costituzione disegna e legittima quella “democrazia” formale che occorre superare. E' vano
dire che si tratta di una manovra difensiva. La possibilità dell'offensiva dipende dalla qualità della difensiva.
E' in questa fase che si gettano le basi del futuro, e guai a noi se si gettano le basi sbagliate.
Le differenze tra noi, che ostacolano l'unità del movimento, sono dovute a molte cause. Ne indico solo due:
l'eterogeneità del riferimento sociale; la questione organizzativa.
Caduta la centralità della classe operaia, il nostro riferimento resta un “terzo stato” (contrapposto al primo -
oligarchia del danaro, e al secondo – oligarchia politica) assai eterogeneo e attraversato da mille
contraddizioni (lavoratori-datori di lavoro; immigrati-indigeni; uomo-donna...).
L'organizzazione. Una volta riconosciuto che non esiste attualmente alcuna forza organizzata a cui possa
appoggiarsi il nostro movimento, ci chiediamo il perché. I motivi sono molti, ma qui mi interessa
sottolinearne uno. Perché oggi nessun partito “di sinistra” ha una strategia? Perché da molto tempo la
struttura ha preso il sopravvento sulla strategia, cioè sugli obiettivi dichiarati e creduti dagli aderenti, fino a
estinguerla completamente. L'esperienza ci dice che la democrazia non è “formale” solo a livello di Stato, ma
anche a livello di partiti, sindacati ecc. Non basta “affermare” che vogliamo un'organizzazione orizzontale,
democratica, in cui la strategia determini la struttura, e non viceversa. Occorre trovare soluzioni concrete,
perché senza organizzazione non si va da nessuna parte, e con la tradizionale forma-partito neppure.
Credo che ci sia molto da sperimentare, certe cose non si risolvono nel pensiero.
Credo che dobbiamo lavorare in 2 direzioni: 1. crescita di un'organizzazione a rete del movimento sul campo
(comitati ecc.: funzioni di line), 2. organismi come l'associazione qui (a Chianciano) proposta, che non
pretendano di esercitare un comando immediatamente operativo sul movimento (assoggettandolo ai propri
interessi di strutture autoreferenziali), ma abbiano funzioni di staff.
Il movimento politico vero e proprio è costituito dalle forze locali (rectius: sul campo) organizzate a rete, e
dispone di propri processi decisionali; mentre è affiancato da strutture di supporto, che sfornano soluzioni,
ma non “comandano”.
A queste condizioni un'associazione con i contenuti qui delineati è utile, o perfino molto utile.
Infine, l'idea di un movimento o comitato di liberazione nazionale: potrebbe essere un punto di arrivo; non
condivido l'aggettivo: “nazionale”.