FUORI DAL RECINTO

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mercoledì, 22 aprile 2009

Elezioni europee

Appello di Rivoluzione Democratica per l'astensione

Firma l’appello scrivendo a:
mi-astengo@tiscali.it

«Tra circa due mesi si terranno le elezioni per il rinnovo del parlamento europeo, un organismo puramente ornamentale e consultivo, del tutto subordinato alla Commissione Europea e alla Banca Centrale, i veri titolari della sovranità politica, che dovrebbe invece spettare ai popoli dei diversi paesi.

I partiti politici si accingono a chiederci di votare tacendo sulla natura oligarchica ed antidemocratica dell’Unione Europea, nata per altro come ombrello politico della NATO, per la semplice ragione che dalle elezioni, quali esse siano, ricavano le le risorse per tirare a campare e giustificare la loro esistenza.

Tutte le principali decisioni europee sono prese al di fuori del parlamento, comprese quelle che riguardano la politica internazionale e la partecipazione alle guerre in corso. L’Unione Europea, nata storicamente come strumento degli Stati Uniti nell’ambito della guerra fredda (da qui lo strettissimo rapporto tra UE e Nato), è ora parte della Guerra infinita scatenata da Bush ed ancora oggi guidata, seppure più astutamente, dagli Usa, il cui caso più evidente è rappresentato dall’attuale escalation in Afghanistan.
Noi respingiamo con forza questa Europa dei banchieri e dei tecnocrati, corresponsabile della gravissima crisi sociale che viviamo, e diciamo che è necessario dire di no alle sue istituzioni ed ai politicanti che la abitano.

Il modo più efficace per delegittimare queste istituzioni e con esse i comitati d’affari delle oligarchie finanziarie che si spacciano per partiti, è il rifiuto di andara a votare dato che il voto in nessun caso potrebbe cambiare le politiche economiche, sociali ed internazionali dell’Unione.

Decisamente convinta che la sovranità spetti ai popoli e che occorrano istituzione realmente democratiche e non asservite alla Banca centrale ed ai pescecani della finanza globale, l’Associazione per una Rivoluzione Democratica (ARD) promuove una campagna astensionista in vista delle prossime elezioni di giugno, con lo scopo di denunciare la deriva antidemocratica del continente, accentuata in Italia dalle profonde spinte autoritarie in corso, alimentate dal governo Berlusconi e non contrastate seriamente dall’attuale “opposizione” parlamentare, che anzi ha condiviso la nuova legge elettorale truffa per le europee.

E’ ora di dire no all’Europa di Maastricht, all’Europa antisociale ed autoritaria del Trattato di Lisbona.

Non siamo soli! Vogliamo infatti ricordare che i cittadini di Francia ed Olanda hanno sonoramente respinto con dei referendum la Costituzione europea e che anche il Trattato di Lisbona, il quale ripropone la concezione mercatista, tecnocratica ed antidemocratica dell’Unione, nella sola occasione in cui sia stato chiesto ai cittadini la loro opinione (Irlanda), è stata sonoramente bocciata. Ma i vertici della UE, spalleggiati da tutto l’arco partitocratico silente, non si arrendono e si apprestano ad ottenere ora il sì di Dublino con pressioni e minacce di tutti i tipi. Questa è la “democrazia” che le oligarchie europee vogliono imporci e che possiamo contrastare solo con una forte delegittimazione di massa.

Quello per le europee è più d’ogni altro un “voto inutile”. Non recarsi a votare è in queste circostanze la sola maniera di fare una cosa utile.

Per tutti questi motivi l’Associazione per una Rivoluzione Democratica (ARD) indica la strada dell’astensionismo di massa, come unico strumento a disposizione per far risuonare in tutta Europa il NO ad una Unione dominata dalle oligarchie finanziarie, un’ Unione mercatista, antisociale ed atlantica.

-      No all’Europa delle  banche e degli oligarchi.

-      Per la sovranità popolare e la democrazia partecipativa

-      Per la riconquista della sovranità nazionale in un’Europa sociale e federale

-      Per l’annullamento di tutti i trattati europei, a partire da quello di Maastricht

-      Per l’uscita dalla NATO e la chiusura di tutte e basi USA in Europa

-      Per una neutralità attiva e il ritiro delle truppe europee da tutti i fronti di guerra»
postato da: miastengo alle ore 16:27 | link | commenti (1)
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Resoconto riunione del coordinamento nazionale

Sabato 18 aprile si è tenuta a Firenze la riunione del coordinamento nazionale dell’ARD.
Quattro le questioni affrontate: a) bozza Statuto, b) costruzione sito, c) campagna astensionista europee, d) attività Gruppi di lavoro.
Sulla bozza di Statuto il coordinamento ha approvato l’impianto generale, introducendo alcune proposte di modifica. La bozza, così modificata, verrà proposta alla prossima Assemblea nazionale dell’Associazione.
Sul sito il lavoro di preparazione è in corso. L’obiettivo è quello di andare in rete al più presto. Il sito non è concepito come mero strumento dell’ARD, avendo l’ambizione di proporsi come strumento di informazione alternativa in senso più generale.
Sulla campagna per le europee il coordinamento ha deciso di lanciare pubblicamente un appello astensionista (il testo è quello già approvato nella precedente riunione) sul quale raccogliere adesioni. In tempi brevi, anche alla luce dei risultati dell’appello, verrà valutata l’ipotesi di un appuntamento nazionale aperto a tutti gli astensionisti, incentrato principalmente sulla denuncia del carattere oligarchico ed antidemocratico dell’Unione Europea e sul rifiuto di partecipare alla farsa dell’elezione di un parlamento senza poteri.
Sui Gruppi di lavoro è stato dato mandato ad ognuno dei responsabili di produrre un primo documento, al fine di poter avviare la discussione nel coordinamento e nell’insieme dell’Associazione.
Infine, il coordinamento nazionale ha preso atto della proposta di Carta costitutiva, assumendola come base sulla quale sviluppare la discussione tra tutti gli aderenti all’ARD.

Firenze, 18 aprile 2009
postato da: miastengo alle ore 16:25 | link | commenti
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giovedì, 29 gennaio 2009

IL SECONDO PASSO

l 24 ed il 25 Gennaio a Chianciano si è tenuto, a tre mesi di distanza dal primo, il secondo Incontro Nazionale promosso da coloro che partendo da una posizione astensionista nelle elezioni politiche di Aprile 2008 hanno iniziato un percorso per la costruzione di un nuovo soggetto politico plurale e democratico.
L'invito a discutere sulla gravità della crisi economica, sociale, ambientale e culturale che investe l'intero paese è stato raccolto da molte altre realtà oltre a quelle che avevano contribuito al successo dell'iniziativa "Fuori dal recinto" del mese di Ottobre. Non soltanto da un insieme di associazioni attive in alcune regioni italiane ma anche con presenze dall'estero e con una richiesta di partecipazione al Congresso di fondazione del Nouveau Parti Anticapitaliste di Olivier Besancenot.
La consapevolezza di interpretare un'esigenza sempre più diffusa tra le persone di buona volontà a rompere con le caste politicanti ha determinato un ulteriore passo in avanti con la decisione di dar vita ad una associazione nella quale possano riconoscersi ed unirsi tutti coloro che sono convinti della necessità di un cambiamento radicale per la salvezza, non solo della democrazia, ma del paese.

Domenica 22 febbraio, a Firenze, si darà luogo alla costituzione della associazione ed alla formulazione del manifesto fondativo.

Per contattarci telefona al 347 7815904 o scrivi a conferenzachianciano@libero.it
postato da: miastengo alle ore 15:21 | link | commenti (2)
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lunedì, 12 gennaio 2009

Ordine dei lavori del 2° incontro di Chianciano

SABATO 24 GENNAIO    ore 15,00 – 19,30

Proposta di iniziativa e di coordinamento di tutte le opposizioni che si collocano “fuori dal recinto”.

Relatore: Leonardo Mazzei; Presiede: Maurizio Fratta


DOMENICA 25 GENNAIO     ore 9,00 – 13,00 e 14,00 – 17,30

Presentazione del progetto dell’Associazione per la Rivoluzione Democratica.
Dibattito ed approvazione del documento costitutivo dell’Associazione.
Relatore: Aldo Zanchetta; Presiede: Paolo Arduini


L’incontro si terrà presso l'albergo Boston, in piazza Italia a Chianciano.
Il prezzo per la pensione completa (cena, pernottamento, prima colazione e pranzo) è di euro 40 in camera doppia e di euro 48 in camera singola.


E’ importante prenotare al più presto telefonando al 347 7815904 o scrivendo a conferenzachianciano@libero.it

postato da: miastengo alle ore 13:22 | link | commenti (1)
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Per una rivoluzione democratica

Con il precedente incontro di Chianciano «Fuori dal Recinto» (25-26 ottobre) abbiamo iniziato un percorso, che ora si sta allargando ad altre realtà. Era questo il nostro scopo: avviare un processo per la costruzione di un nuovo soggetto politico plurale e democratico, nella consapevolezza di interpretare un’esigenza non solo nostra. Con tutte le forze disponibili, con tutte le persone di buona volontà decise a scegliere la via dell’impegno e dell’alternativa è ora necessario e possibile fare un altro passo avanti.

Come annunciato, pubblichiamo di seguito la bozza del documento costitutivo dell’Associazione per la Rivoluzione Democratica, che discuteremo ed approveremo nella sessione di domenica 25 gennaio.


LA CRISI SISTEMICA CHE STIAMO VIVENDO



La grave crisi economico-finanziaria che il capitalismo mondiale sta soffrendo si aggiunge a quelle ambientale, energetica, alimentare ed a quella del sistema politico monopolare incentrato sulla supremazia nordamericana. Per questo parliamo di crisi sistemica. Nel nostro paese gli effetti di questa crisi globale si aggiungono a quelli interni di sfascio morale, politico e istituzionale.


Questi molteplici aspetti della crisi sistemica non sono separabili fra loro e sono destinati ad avere ripercussioni geopolitiche gravissime col rimescolamento dei centri del potere economico, finanziario, produttivo e militare e la  acutizzazione su vasta scala dei conflitti sociali già in atto. Come la grande crisi economica del 1929, dopo un lungo periodo di stagnazione, fu superata definitivamente solo con la seconda guerra mondiale, anche l’ attuale già annuncia l’intensificarsi di tragici conflitti militari regionali creando le premesse di una nuova ancor più tragica conflagrazione mondiale. In Italia, proprio a causa della preesistenza dei gravi fattori endogeni di cui sopra, la crisi sistemica potrebbe avere effetti ancor più devastanti che altrove. La rivolta in Grecia indica fino a che punto negli anelli deboli dell’Unione Europea si stiano accumulando esplosive contraddizioni sociali e politiche.


All’ origine di questa crisi globale vi è il carattere antagonistico del sistema capitalistico, la sua congenita incapacità a distribuire equamente le risorse, a rispettare gli insindacabili diritti umani e dei popoli, ad instaurare una diversa relazione fra gli uomini di differenti culture ed a praticare il rispetto degli equilibri della natura, la nostra <madre terra>. L’ odierna tecnoscienza, asservita alle logiche di una accumulazione finanziaria sempre più accentrata nelle mani di pochi, ha finito per dominare anziché servire la vita delle persone e dopo avere distrutto l’ ambiente naturale, base della vita, sta ora attaccando, attraverso le biotecnologie affrancate da ogni principio di precauzione, la radice della stessa vita ridotta a merce, cioè a nuovo strumento di accumulazione.


A questa crisi sistemica le forze oggi dominanti stanno dando risposte parziali, tese a perpetuare il modello di dominio sotto altre sembianze ma in realtà capaci solo di ritardare i suoi devastanti effetti. Di nuovo è stato applicata la regola: <guadagni privati e perdite pubbliche>. Gli Stati sono perciò stati richiamati temporaneamente in servizio per il suo superamento. E mentre i colpevoli vengono graziati o addirittura premiati,  le vittime trovano di fronte a loro ancor più precarietà, più tasse, meno servizi sociali, un ambiente ancor meno vivibile. E’ invece necessario e urgente intervenire con coraggio sulle cause che la hanno generata, tutte riconducibili al saccheggio delle risorse materiali e umane utilizzate non per soddisfare bisogni e diritti bensì per produrre denaro



UNA OPPORTUNITA’ STORICA IMPERDIBILE PER
USCIRE DAGLI ATTUALI RECINTI IDEOLOGICI, ECONOMICI E POLITICI



La  gravità di ciò che sta accadendo sta facendo aumentare il numero di coloro che stanno aprendo gli occhi. E’ un’opportunità storica imperdibile, non per approntare qualche aggiustamento, quanto per un cambiamento radicale dei paradigmi del sistema. E’ questo cambiamento che chiamiamo Rivoluzione democratica. Le persone che non vogliono più essere subalterne e vittime di un meccanismo disumano devono riprendere nelle proprie mani il loro destino e quello delle loro comunità, impegnandosi concretamente per dare vita ad un progetto di trasformazione che mobiliti le coscienze, le volontà e le intelligenze e che eviti i tragici errori delle esperienze passate.


Uno dopo l’ altro i sogni spezzati sono diventati incubi. I sogni dell’ industrializzazione e dell’ urbanizzazione, della crescita economica, dello sviluppo e del progresso. I sogni della American way of life e del capitalismo, del  socialismo reale o di quello <di mercato>


Pensiamo che sia questo il momento di re-agire. Ciò è possibile in particolare partendo, come già sta avvenendo in vari luoghi, dalle crepe che si sono aperte nel sistema di dominio, moltiplicando le lotte per allargarle e, in un rinnovato spirito internazionalista, collegarsi alle lotte dei popoli che non si sono arresi all’ omologazione del <pensiero unico>.

Non è un compito né facile né breve, ma esso è possibile e necessario.


 ALCUNE RISPOSTE RADICALI


Ad una crisi globale occorre rispondere con un progetto globale di fuoriuscita dal capitalismo, verso una società che metta al primo posto il bene comune (si chiami essa “società conviviale”, socialista o eco-socialista) capace di conciliare nel suo interno la diversità e la ricchezza delle culture promuovendo il loro vero dialogo finalizzato al <buon vivere> dell’ umanità tutta.


Il punto nodale per svincolarci dal sistema dominante è la critica radicale dei concetti di “sviluppo” e “crescita” così come ci sono stati propinati dal pensiero unico imperante. Se il binomio <sviluppo produttivo> ed <emancipazione delle persone> è stato compatibile fino a tempi recenti, purtroppo anche grazie alla rapina delle risorse dei popoli oppressi colonizzati, questa situazione è completamente cambiata nell’ attuale fase storica della <globalizzazione>, in cui sviluppo ed emancipazione si sono separati e contrapposti. Oggi sviluppo significa in realtà attacco ai redditi ed ai diritti conquistati nella fase precedente.

Un’ opposizione di mera salvaguardia delle residue conquiste sociali, ambientali e democratiche, risulterebbe di corto respiro e quindi destinata alla sterilità se non sarà in grado di rivendicare fin da subito un’alternativa di sistema fondato su alcuni nuovi paradigmi:

-  subordinare l’economia ai principi etici non negoziabili quali la libertà, l’uguaglianza e la fratellanza, facendo della più ampia democrazia partecipativa la stella polare di uno nuovo Stato ed il limite invalicabile della sua azione.

- superare la parcellizzazione attuale del sapere sempre più specialistico ma sempre meno capace di una visione olistica del reale pur nella sua complessità e ricondurre la tecnologia e la scienza ad un vero servizio dell’ uomo

-  ricostituire un rapporto equilibrato dell’ uomo con l’ ambiente naturale in cui esso è nato e si è sviluppato storicamente e dal quale trae sostentamento la vita in tutte le sue forme

- riconoscere a ciascuna comunità umana il diritto a vivere secondo la propria cultura scegliendo autonomamente, nel rispetto reciproco, le vie da percorrere per la propria evoluzione materiale e spirituale. In particolare consentire il ritorno alla sovranità alimentare dei popoli valorizzando le esperienze e rispettando le aspirazioni alla terra dell’ oltre miliardo di contadini che lottano per la propria (e nostra) sopravvivenza.

-      ricondurre la tecnologia e la scienza ad un vero servizio dell’ uomo all’ interno di un modello produttivo meno alienante ed energivoro  


  ALCUNI RIFERIMENTI PER UN NUOVO PERCORSO

IL DIALOGO ED IL CONFLITTO COME VALORI E COME METODI PER  L’ ELABORAZIONE E L’AFFERMAZIONE DELLE VIE DA PERCORRERE  


Occorre guardare e comprendere la realtà attraverso le analisi e i contributi più diversi, capaci di seguire la rapida evoluzione in atto al fine di elaborare proposte adeguate, da verificare sul campo, al di fuori di vecchi ideologismi.

Il dialogo e la conoscenza dell’ altro costituiscono il miglior antidoto al razzismo dilagante favorito dall’ alto con l’ obbiettivo di scaricare sui conflitti interetnici le angosce di una situazione sempre più chiusa alla speranza. Ma al dialogo con gli amici deve sposarsi l’impegno e la partecipazione per cambiare effettualmente il mondo, con la lotta contro un sistema che per sua natura produce ingiustizia e rischia di precipitare l’umanità in una nuova barbarie.

Mentre affermiamo chiaramente che occorre un nuovo soggetto politico generale, e per questo fondiamo la nostra Associazione, si dovranno promuovere e potenziare i luoghi <intermedi> di confronto politico e di socializzazione delle idee e delle esperienze : associazioni, gruppi culturali, comitati di quartiere etc., non al mero scopo di esercitare un’ azione di stimolo e di controllo sulle istituzioni e sui partiti politici esistenti, ma  a quello di costituirsi come alternativa.


L’ IMPEGNO PER UN’ INFORMAZIONE LIBERA E INDIPENDENTE CHE CI LIBERI DALLA MENZOGNA ORGANIZZATA


I mezzi di comunicazione, ormai concentrati in pochissime mani, attraverso un uso controllato e spregiudicato, diffondono la menzogna che parte dai vertici del potere diramandosi  fin negli angoli più reconditi di tutta la vita sociale, Ciò rende sempre più difficile alle persone di percepire chiaramente ciò che in realtà sta avvenendo.

E’ perciò prioritario un impegno serio e qualificato per moltiplicare i luoghi e i mezzi per una contro-informazione plurale e indipendente.

LA RICERCA DI UN NUOVO RAPPORTO CON LA NATURA

Ci soffermiamo su questo punto che riteniamo centrale per la persistenza della vita umana sul pianeta, correlata com’è alla natura e ai suoi cicli vitali. Un rapporto equilibrato con essa e la salvaguardia della qualità dei suoi elementi vitali (acqua, aria, suolo) è condizione imprescindibile per il <buon vivere> sia fisico che spirituale. Questo equilibrio delicato, opera di lunghi cicli storici, non può essere alterato con leggerezza dalla logica del produttivismo di corto termine mirato al massimo profitto e sostenuta da scelte esclusivamente tecniche incapaci di valutare le conseguenze nel medio e lungo tempo. Questa logica, porta non solo all’acutizzazione dei conflitti tra Stati ma pure alla progressiva distruzione dei saperi necessari alla conservazione del variegato e delicato rapporto fra ambiente naturale e comunità locali.

Il fallimento dell’ attuale paradigma produttivo sta nella fallacia delle sue premesse :

-      
una illimitata capacità di produzione della ricchezza e che ha invece prodotto le peggiori disuguaglianze e povertà

-       
una cieca rapina delle risorse ai danni della gran parte dei popoli, ovvero il saccheggio colonialista e neocolonialista sistematico, da parte delle potenze capitalistiche occidentali (che è diventato ormai il terreno di scontro e di guerra sempre più feroce per il controllo dei territori tra vecchie e nuove potenze, non più solo occidentali)

-      
una disponibilità inesauribile delle risorse naturali non rinnovabili

-      
una capacità inesauribile dell’ambiente di essere pattumiera dei suoi scarti (che si è “risolta” negli inni trionfali all’incenerimento, e quindi nell’aumento esponenziale di inquinanti nocivi e letali).

Le conseguenze sono :

-      
l’ accelerata erosione della biodiversità

-      
la progressiva improduttività e crescente desertificazione dei suoli con conseguente aumento di impiego di fertilizzanti fortemente inquinanti

-      
il crescente inquinamento delle acque e dell’ aria con la conseguente diffusione di malattie tumorali e leucemiche

-      
infine la saturazione della capacità di smaltimento degli ingenti e pericolosi scarti dei processi industriali.

Questo impegno per una nuova alleanza con la <madre terra> è anche un modo per dire sì alla pace tra i popoli. Infatti, mano mano che le risorse hanno cominciato a scarseggiare, la loro appropriazione è divenuta causa di guerre sempre più incalzanti ed atroci, in cui la popolazione civile è venuta progressivamente pagando il prezzo più alto. Le guerre per l’ acqua sono già una realtà destinata purtroppo a moltiplicarsi.

POTENZIARE LE LOTTE LOCALI IN DIFESA DEL TERRITORIO E DELLA QUALITA’ DELLA VITA INSERENDOLE IN UN PROGETTO DI CAMBIAMENTO PIU’ AMPIO

L’ attuale logica dello sviluppo significa sempre più attacco ai territori e quindi alle comunità che su essi vivono, sia per l’ estrazione sempre più frenetica delle risorse naturali sia per le grandi opere necessarie alla logica economica del sistema. Proprio dai territori sono partite significative lotte di resistenza, in Italia e nel mondo, all’ attuale sistema ecocida e genocida. Delle prime sono esempi significativi le lotte in Val di Susa, a Scansano, a Vicenza, quelle della multiforme rete di comitati popolari per la difesa dell’ acqua pubblica, contro gli inceneritori e così via.

Siamo consapevoli che talora queste lotte rischiano di soggiacere a logiche puramente localistiche, ma esse, collegandosi fra loro, possono acquistare forza dirompente del sistema giungendo ad elaborare una critica radicale e complessiva dei modi di produzione, distribuzione e consumo e divenire perciò lotte per l’ alternativa al sistema. Questo impegno dal basso deve includere prioritariamente la difesa dei <beni comuni> sempre più espropriati all’ uso comunitario.

LA LOTTA CONTRO OGNI IMPERIALISMO A PARTIRE DA QUELLO STATUNITENSE OGGI DOMINANTE E PER IL RECUPERO DELLA PIENA SOVRANITA’ NAZIONALE


Riteniamo essenziale la lotta all’ imperialismo statunitense ed il sostegno alle resistenze dei popoli da esso aggrediti, unitamente al pieno recupero della nostra sovranità nazionale.

Il progetto USA di controllo globale delle risorse, inaspritosi dopo l’occasione propizia dell’11 settembre, rappresenta un gravissimo pericolo per l’umanità. Tale pericolo verrà ancora più accentuato dall’attuale crisi finanziaria. E’ infatti possibile che di fronte agli enormi problemi che essa crea, sarà sempre più forte la tentazione di usare lo strumento militare negli scontri sempre più duri che nasceranno. Un paese come l’Italia ha uno specifico interesse a che il Mediterraneo sia un mare di pace ed a stabilire pacifiche relazioni con il mondo arabo e musulmano.

In questo quadro è necessario riaffermare il principio della sovranità nazionale, premessa indispensabile per uscire dall’odierna subalternità alle esigenze statunitensi, ma anche – in prospettiva - per perseguire un progetto di sganciamento dagli imperativi delle oligarchie finanziarie e dai loro organismi sovranazionali.

Lotta dunque per la chiusura delle basi militari Usa e Nato, uscita dall’Europa antidemocratica delle elites dominanti (UE), impegno per l’ alternativa di una Europa dei popoli, rottura con le politiche classiste degli organismi economici internazionali.

LA NOSTRA REALTA’ ITALIANA


Il degrado della società italiana ha ormai raggiunto il livello di guardia. Le fondamentali strutture del paese, dalla scuola al sistema sanitario pubblico e a tutti i servizi di utilità sociale, sembrano lentamente disgregarsi, mentre il livello dei consumi, parliamo anzitutto di quelli vitali, e della qualità della vita di fasce sempre più larghe della popolazione si abbassano in misura preoccupante. E’ evidente che l’attuale sistema politico, corresponsabile di tale situazione, é incapace di porvi rimedio.

Il ceto politico che gestisce questo regime - di destra, di centro o di sinistra - è ormai, in modo evidente, una Casta, il cui unico scopo è la ricerca di potere, denaro e privilegi spesso in forme chiaramente criminali. Chiunque oggi in Italia voglia perseguire seriamente l’interesse collettivo, deve porsi fuori e contro l’intera Casta politica. Infatti la sinistra italiana ha da tempo abdicato al ruolo di alternativa svolgendo, ormai in modo inequivocabile, la funzione di riassorbimento e controllo delle spinte popolari nel contesto di una chiara <divisione del lavoro> all’ interno del sistema.

Ma anche altre caste affiancano quella politica, stabilendo innaturali privilegi e disuguaglianze di reddito, quindi di condizioni di vita. Fra queste indichiamo i sindacati ed i vari ordini professionali che si sono appropriati del controllo di interi settori della vita sociale: l’ informazione, la salute, la giustizia etc.

Ognuna di queste caste assicura, in cambio di uno status economico privilegiato, il proprio sostegno attivo al regime: i sindacalisti riducendosi a crocerossine curanti le ferite di un capitalismo sempre più feroce, i giornalisti garantendo la disinformazione quotidiana, gli intellettuali professionali sostenendo sempre - in ultima istanza - il pensiero unico delle oligarchie, i magistrati assecondando le spinte autoritarie di un sistema in crisi, i vari ordini professionali pronti a tutto pur di perpetuare i propri privilegi corporativi.

Naturalmente, anche in questi mondi esistono lodevoli eccezioni, ma esse non modificano la realtà di un sistema chiuso a difesa degli interessi di pochi contro quelli della stragrande maggioranza della popolazione, della quale si ottiene il passivo consenso con una pervasiva opera clientelare di corruzione. Nell’opporci a queste caste combattiamo sia il mito della governance mirata a proteggere gli interessi dominanti sia quello del bipolarismo come pretesa forma di democrazia compiuta, entrambi in realtà strumenti di un totalitarismo in versione soft.

Questa crisi offre l’ opportunità per far vivere in forme storiche nuove gli ideali di emancipazione, giustizia, solidarietà, uguaglianza e libertà che  furono propri della elaborazione della Costituzione della Repubblica Italiana. Di fronte all’azione disgregatrice del capitalismo reale, che tende a distruggere ogni principio di solidarietà sociale, vogliamo riproporre i principi fondamentali espressi nella prima parte di essa, in particolare quelli fino ad oggi disattesi. Essi rappresentano a nostro avviso una fondamentale linea di resistenza contro il degrado sociale cui stiamo assistendo.

Per riaffermare questi principi e per contrastare la crisi in atto acquista valore unitario e trainante la proposta/richiesta del reddito minimo garantito (per tutti, lavoratori e precari dell’industria, dell’agricoltura, dei servizi, lavoratori “autonomi” dei medesimi settori trascinati nella crisi, disoccupati e pensionati, nella direzione dell’attuazione piena e democraticamente rivoluzionaria dell’art. 36 della Costituzione “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”) accompagnata dalla richiesta di welfare sociale garantito in servizi pubblici gratuiti e diffusi. Altra richiesta qualificante è quella di consistenti assunzioni nei servizi pubblici come segno chiaro e preciso di una direzione alternativa di uscita dalla situazione attuale e di introduzione di elementi di nuova economia (scissione netta tra remunerazione monetaria, utilità sociale, e produttività) e di nuova politica (reperimento delle risorse attraverso un drastico ridimensionamento delle differenze salariali e stipendiali nel pubblico e nel privato, costruito anche con politiche fiscali adeguate). Tutti questi punti si collegano alla richiesta integrale del diritto di lavoro per tutti come indicato dalla Costituzione, e alla prospettiva generale della socializzazione dei mezzi, dei modi e dei rapporti di produzione.

Siamo quindi per un’opposizione che sappia tutelare i diritti sociali degli oppressi e di quanti stanno precipitando al di sotto della soglia dell’esclusione sociale, che valorizzi le lotte delle comunità locali e dei lavoratori che tendono ad autodifendersi davanti ai nuovi assalti che il sistema porta ai loro territori e alla loro qualità primaria di vita. E che sappia anche difendere lo stesso ordinamento costituzionale democratico, in particolare la sua assoluta laicità.

E’ necessario cominciare ad agire da subito, allargare il confronto, elaborare proposte politiche e di lotta, iniziare il lavoro ricostruttivo di un nuovo pensiero rivoluzionario democratico : queste le necessità con le quali dovremo confrontarci. Le stesse necessità che incontreranno tutte le forze, tutte le persone di buona volontà, che sceglieranno la via della lotta e dell’alternativa con le quali costruire un più ampio percorso unitario.

Per vitalizzare una nuova politica fondata sulla partecipazione dal basso e su nuovi strumenti di controllo democratico della gestione dello Stato è necessario realizzare un rapporto effettivamente democratico tra rappresentanti e rappresentati, cittadini ed eletti, includente fra l’ altro:

-  la eleggibilità di tutte le cariche pubbliche importanti e la loro rotazione

-   il principio della revoca dalle medesime in tutti i casi in cui sia democraticamente accertata la prevalenza di interessi privati sugli interessi comuni,

-  il principio della retribuzione delle medesime cariche intese non come privilegio ma come servizio reso alla comunità, correlandole quindi ai livelli medi collettivi di retribuzione e di reddito.

CHI SIAMO



Siamo persone provenienti da strade anche assai diverse che hanno deciso di riunirsi in nome di una riconosciuta necessità politica urgente e di alcuni principi che poniamo a fondamento della nostra azione politica. Vogliamo rendere possibile un’ alternativa all’ attuale modello dominante  promuovendo un’ autentica democrazia partecipativa e popolare.
 
L’ Associazione per la Rivoluzione Democratica che stiamo fondando, destinata ad evolvere secondo le modalità che le circostanze renderanno opportune e i contributi che altri porteranno alla sua attuale natura, è aperta a tutti coloro che si riconoscono in questo documento.

Ci prefiggiamo di superare, al nostro interno e con gli altri, l’ autoreferenzialità, fonte di conflittualità permanente ed esiziale per il raggiungimento degli obiettivi espressi. Siamo coscienti che oggi sono necessarie idee forti, espresse con chiarezza ma anche con modestia, restando aperti al confronto e alla collaborazione con chiunque, in forme anche diverse, su muove nella nostra stessa direzione.

Sappiamo di essere minoranza e di essere lontani dalla massa critica necessaria per sviluppare l’iniziativa di cui pure ci sarebbe bisogno: ma qualcuno deve pur cominciare. Consci della gravità e delle urgenze del momento, abbiamo però deciso di iniziare questo cammino, ben consapevoli delle difficoltà, ma pienamente convinti della possibilità di farcela. Del resto, se non ora, quando?
postato da: miastengo alle ore 13:19 | link | commenti (1)
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martedì, 30 dicembre 2008

Siamo ad un tornante della storia

La crisi economica in corso porta con se una tremenda crisi sociale, culturale, ambientale.


Essa travolge le vecchie certezze: dal mito della globalizzazione, a quello del mercato. Poche decine di ipermiliardari possiedono più beni di intere nazioni e di miliardi di persone. La natura tutta – aria, acqua, suoli – è vicina al collasso. L’economia e la politica sono fuori controllo e sempre più in mano a comitati d’affari mafiosi che stanno usando ogni mezzo per scaricare la crisi sui popoli, sui lavoratori e sugli emarginati di ogni angolo del pianeta.

Ma questo non gli basta. La soluzione che il sistema  cova nel suo grembo è ancora una volta la guerra.

La crisi del 1929, per diversi aspetti di minore ampiezza e profondità di quella che ci sta travolgendo, fu risolta soltanto con la seconda guerra mondiale. E’ nostra convinzione che quel processo possa ripetersi oggi, con un impatto distruttivo ben superiore, proporzionato alla enorme potenza distruttiva dei moderni armamenti.

Ecco perché pensiamo che sia questo il momento di agire.

Di fronte a questa crisi ed ai suoi effetti devastanti, il sistema politico appare totalmente sottomesso alle oligarchie finanziarie che l’hanno prodotta.

Questa sottomissione, aggravata da un bipolarismo autoritario, è la causa del distacco crescente tra i cittadini e i loro rappresentanti, della vergognosa corruzione castale, dell’intreccio con l’economia criminale, della morte  della democrazia.

E’ riformabile questo sistema? Noi riteniamo di no. Il malaffare, come ci mostrano le innumerevoli inchieste in corso, è la norma non l’eccezione. Non si tratta dunque di mettere qualche toppa, ma di dare vita da subito ad un percorso per la costruzione di un’alternativa.

Nelle recenti elezioni abruzzesi un elettore su due ha rifiutato l’inganno della scelta all’interno del recinto in cui vorrebbero rinchiudere ed uccidere la democrazia. Questo rifiuto è la manifestazione del distacco non dalla politica, bensì dalla sua riduzione a mera gestione affaristica e autoritaria dell’esistente.

Occorre raccogliere ed organizzare questo rifiuto di massa sulla base della consapevolezza comune della straordinaria gravità della situazione, per un’alternativa fondata sui principi di Libertà, Uguaglianza e Fraternità, che affermi che l’economia, il lavoro, la vita non debbono più ubbidire a fantomatiche leggi di mercato bensì al criterio politico del bene comune, riprendendo anche i principi, sempre disattesi, della Prima parte della Costituzione Italiana.

Occorre dunque lavorare ad una risposta e ad un’organizzazione di massa, che sappia ripensare e far rinascere la politica e la democrazia, chiamando all’impegno, alla partecipazione e alla lotta tutti quanti hanno maturato – in forme e per vie sicuramente diversissime – la coscienza dell’insopportabilità del presente.

Non ci spaventano le differenze, ci spaventa l’immobilismo. In momenti eccezionali, servono risposte eccezionali, confidando sull’intelligenza, il sentimento, la responsabilità di tutti quanti risponderanno a questo appello.

Siamo convinti della necessità di questo salto di qualità perché giudichiamo inservibili le forze politiche esistenti, comprese quelle oggi costrette all’opposizione extraparlamentare, che appaiono incapaci di recidere il cordone ombelicale che le assoggetta alle forze del capitale. Esse sono caratterizzate dall’assoluta incapacità di ripensare radicalmente il presente e restano chiuse nella loro nicchia e nella autodistruttiva logica del “meno peggio” che prepara sistematicamente il peggio.

Contro le oligarchie dominanti, penetrate come metastasi in ogni angolo della società, c’è bisogno di un nuovo soggetto politico che faccia dell’alternativa la sua stella polare. Un movimento ampio, pluralista, aperto, democratico quanto deciso nell’iniziativa.

Abbiamo davanti molta strada da fare. Costruire un programma, avviare le prime iniziative,  pensare e realizzare una forma di organizzazione nuova ed efficace, affrontare come prioritaria la questione dell’informazione e della comunicazione.

Riteniamo quest’ultimo aspetto decisivo, data la necessità di cominciare a contrastare seriamente la grande menzogna in cui viviamo. Una menzogna che si dirama dal vertice del potere fino ai luoghi più reconditi della vita sociale, attraverso l’uso totalitario dei mezzi d’informazione di massa.

E’ giunto il momento di cominciare a sfidare seriamente il potere anche su questo terreno.

In questo tornante della storia gravido di incognite la maggioranza delle persone vede la propria esistenza avvolta nell’incertezza. Chi già viveva in quella condizione la vede peggiorare di giorno in giorno. Chi credeva davvero di vivere nel migliore dei mondi possibili comincia ad avere molti dubbi.

Non è che l’inizio, la crisi continuerà a demolire ogni certezza. L’illusione di uscirne con misure tese al rilancio dello “sviluppo” avrà vita breve. Stiamo andando verso una generale resa dei conti: con la natura devastata sull’intero pianeta, con l’incontenibile flusso di popolazioni in fuga dai paesi depredati, nel quadro, che si allarga, di una tragica guerra infinita.

I centri dominanti del potere economico e politico entreranno ben presto in conflitto, ognuno per salvare se stesso contro gli altri, ma tutti uniti contro la stragrande maggioranza della popolazione chiamata a pagare, a soffrire, a subire ogni tipo di prepotenza.

Non possiamo attendere oltre, è questo il momento di agire!

Tutti coloro che si riconoscono in queste esigenze sono invitati a partecipare, per unirsi in un progetto di radicale cambiamento dell’attuale stato di cose.
 

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SI VA AVANTI

Vicini al disastro, è ora di iniziare battaglie vere. Prima che sia troppo tardi

Si è svolta come previsto a Firenze, sabato 22 novembre la riunione plenaria del Comitato provvisorio eletto all’incontro di Chianciano. Ricordiamo che del Comitato fanno parte: Giovanna, Iampieri, Ennio Bilancini, Massimo Marco Rossi, Marino Badiale, Maria Grazia Da Costa, Roberto Fondi, Moreno Pasquinelli, Claudio Vignolo, Claudio Romanini, Maurizio Fratta, Maurizio Neri, Paolo Arduini, Aldo Zanchetta, Riccardo Di Vito, Massimo Bontempelli, Stefano Isola, Leonardo Mazzei, Nello De Bellis, Emanuele Fanesi e Alberto Signorini.

La riunione ha approvato il seguente Ordine del giorno:

La ricca e articolata discussione, svoltasi all’insegna di uno spirito costruttivo e unitario, ribadisce l’obbiettivo di costituire un’Associazione che sia strumento e laboratorio per dar vita ad un nuovo soggetto politico.


La riunione ha confermato l’esistenza di solide opinioni comuni, non solo per quanto attiene al giudizio sulla crisi sistemica del capitalismo e alle sue gravissime conseguenze, non solo rispetto alla totale inadeguatezza delle attuali forze politiche, ma pure riguardo ai principi e ai fondamenti sui quali la società debba essere ricostruita.


Non tutte le differenze sono state superate, su di esse la discussione deve continuare, tuttavia queste non vengono considerate ostative o pregiudizievoli al fine di proseguire sulla strada associativa.


La riunione ha quindi deciso: 1.di affidare ad  Aldo Zanchetta, Leonardo Mazzei e Paolo Arduini il compito di stilare, entro e non oltre la metà di dicembre, il documento fondativo della Associazione; 2. di riconvocare la riunione del Comitato, sempre a Firenze, per il 20 dicembre; 3. Suddetta riunione, oltre ad approvare il documento,  dovrà preparare il secondo incontro a carattere nazionale che si svolgerà a Chianciano Terme nei giorni 24 e 25 gennaio 2009.


Approvato all’unanimità
Firenze 22 novembre 2008
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categorie: comunicazioni, ordine del giorno
mercoledì, 19 novembre 2008

INTERVENTO DI NELLO DE BELLIS (SALERNO)

Saluto gli organizzatori e gli ospiti del Convegno di Chianciano.

Sono qui, come alcuni, credo, a titolo personale pur facendo parte della Società filosofica italiana ed avendo  alle spalle un'esperienza di battaglie sociali e civili.

Una di queste, che vorrei partecipare al convegno, come modello di impegno locale con finalità

antisistemiche, è la battaglia ambientalista, anticapitalista ed antimperialista per la salvaguardia della  Costiera amalfitana e del Golfo di Salerno contro i progetti della compagnia petrolifera Elf, coronata da pieno  successo, grazie all'azione del C.E.C.A.  (Comitato Ecologista Costiera Amalfitana)  che all'epoca (1986-1996)  presiedevo e che riuscì con la sua azione tenace e assidua, durata più di dieci anni, a portare tutte le  Istituzioni, dalla Comunità Montana, alla Provincia, alla Regione, al TAR e alla Camera dei Deputati, sulle  posizioni del movimento e determinare la sconfitta dei disegni speculativi dei petrolieri che avrebbero  comportato danni al territorio di incalcolabile portata.
Ma al di là degli esempi storici, il problema che oggi si pone a noi tutti qui convenuti per un tentativo di  risposta alla crisi in atto, è come ricomporre la scissione tra il disagio generale e profondo percepito  finanche esistenzialmente da sempre più ampie fasce sociali ed il linguaggio idoneo ad oggettivarlo e a  concretizzarlo. Il problema che abbiamo di fronte, se vogliamo che la nostra critica risulti efficace, è quello  della divulgazione del patrimonio di analisi, di studi, di proposte che in questi anni, da tempi non sospetti,  sono stati elaborati da una èlite intellettuale e politica al di fuori degli schemi della cultura dominante.
Sempre più vi sarà bisogno di questa saldatura tra la conoscenza critica del reale e gli effetti che la crisi  imminente sortirà su ingenti masse di uomini. Si dirà che questo è il problema di sempre e di tutte le  epoche, solo che oggi è reso ancora più acuto e tormentoso dall'eclissi dei tradizionali partiti politici e dal  carattere sistemico della crisi che si annuncia. Si tratta, in breve, di un compito, perdonate l'enfasi,  veramente formidabile: ricomporre il nesso tra Ragione e Storia, superando la dicotomia che dà origine al  Nichilismo. E' questo un termine cruciale nella riflessione filosofica di Massimo Bontempelli, che qui saluto  come uno dei più profondi ed originali pensatori italiani. La sua sintesi di Neoidealismo hegeliano e Teoria  critica della società di ascendenza francofortese costituisce uno degli aspetti più interessanti della filosofia  italiana del secondo dopoguerra, nonché un contributo indispensabile e prezioso al discorso programmatico  che qui si cerca di iniziare.

C'è bisogno quindi di un confronto autentico ed a tutto campo, chiamando ad una risposta non solo amici ed  affini, ma anche nemici e avversari.

Occorre propiziare una saldatura tra crisi imminente e nuova soggettività politica antisistemica. Per questo,  come è stato detto (ma è singolare la coincidenza di termini e di pensiero) bisogna, sull'onda della  valorizzazione politica e culturale della Costituzione, chiamare tutti coloro che condivideranno l'idea, alla  formazione di un nuovo C.L.N. Nessuno potrà sorridere di ciò perché i tempi che si preparano richiameranno  in vita la validità politica di quel precedente storico.

Non dimentichiamo inoltre di coinvolgere nel complesso della nostra proposta tutti i personaggi autorevoli  che la condividono.

Ulteriore questione che va posta con forza all'attenzione del convegno è quella nazionale. Oltre ad una  questione nazionale palestinese, irakena, irlandese, basca, etc. per le quali  molti di noi si sono già spesi,  esite una questione nazionale italiana. Esiste, con centinaia di basi NATO ed americane che costellano "a  stelle e a strisce" il nostro Paese, un effettivo problema di sovranità nazionale allo stesso modo in cui  sussisteva all'epoca del predominio austriaco in Italia, e pochi sinora sembrano essersene accorti.

Innanzitutto una certa Sinistra passata dal mito dell'Internazionalismo proletario al cosmopolitismo  ultracapitalistico delle oligarchie finanziarie sovranazionali senza la benché minima consapevolezza o  coscienza infelice, come direbbe Costanzo Preve. Come sarebbe stato possibile altrimenti la guerra di  aggressione ad un Paese sovrano, la Jugoslavia, ed il bombardamento di Belgrado in sfregio all'Art. 11 della  Costituzione mistificato da intervento umanitario? E parimenti  lo stanziamento di 21 miliardi di euro per la  difesa dell'ultimo governo Prodi e la trasformazione compiuta dall'Esercito italiano in truppe di complemento  dell'Impero americano? Su questi temi è possibile fratturare la stessa base politica della Destra tradizionale  nel nostro Paese.

In questo senso occorre al più presto recuperare un concetto sia storico che attuale di patriottismo, non certo nell'accezione oleografica del termine o in quella di un nazionalismo bellicista ed aggressivo alla Corradini, ma per dare riscatto e dignità al popolo italiano.

Anche questo è un recinto da cui uscire: la mitologia marxista dell'estinzione dello Stato. Oggi lo Stato  (altrui) vuole estinguerlo soltanto il Superstato imperiale della rimondializzazione capitalistica a guida  statunitense.

Ricordo in proposito le parole pronunciate in occasione di una memorabile "Lectio magistralis" da Ernst  Nolte: "Capitalisti e marxisti classici hanno in comune l'avversione ideologica per il principio dello Stato".

Ed è opportuno, nel contesto di questo discorso, richiamare brevemente i Quaderni gramsciani, laddove il  grande Sardo sottolinea che "l'antistatalismo primitivo ed elementare"è sintomo di "apoliticismo" e quindi accettazione di una forma di subalternità. “Scarsa comprensione dello Stato significa - chiosa Gramsci - scarsa coscienza di classe".

Al posto di compagni o di viandanti, di fronte alle prove che ci attendono,propongo di chiamarci semplicemente patrioti nell'accezione più schietta e genuina del Risorgimento e della Resistenza.

 

Chianciano, 26-x-2008

 

         Nello De Bellis
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categorie: contributi
domenica, 02 novembre 2008

SINTESI DEGLI INTERVENTI A CHIANCIANO

Introduzione di Maurizio Fratta (Perugia)

“Vi ringrazio per aver accolto in tanti il nostro invito.Vi informo del messaggio di auguri di buon lavoro da parte di Giulietto Chiesa che ha ritenuto interessanti ed utili per un confronto le nostre tesi e che non ha potuto essere qui con noi oggi perché a Mosca per impegni presi in precedenza.
Vi leggo quanto ci ha scritto Gianni Vattimo.

Cari amici, davvero, se non fossi all'estero,  verrei  volentieri a Chianciano all'incontro sull'uscire dal recinto.
Anche e principalmente per decidere con voi se davvero si debba assumere la posizione da "Aventino",di astensione e sciopero del voto. Sono profondamente tentato, per le ragioni esposte nel manifesto, di scegliere la via dell'astensione.
Ho alcuni dubbi: a) come mi sentirò la sera delle prossime elezioni- quelle europee,credo -  quando Berlusconi e C. celebreranno la loro ennesima vittoria? Siccome viaggio spesso all'estero, dovrò continuare a vergognarmi del mio governo e del suo orrido capo? b) è vero che in ogni caso neanche questa finta sinistra del PD mi farebbe meno vergogna; e soprattutto, che certamente, anche con il mio voto, non vincerà mai per i prossimi cinquant'anni (o sono ottimista? Cento?).
C'è un altro modo di "utilizzare" il mio voto per i fini che ci interessano, che non sia l'astensione?  c) un astensione di massa ha certo un grande senso; ma riusciremmo a farci sentire?
Eccetera. Per ora aspetto ancora che si decida sulla legge elettorale.
Se va come ora sembra,(sbarramenti, niente preferenze, ecc.) non voterò certo, e cercherò con voi di propagandare il  più possibile questa posizione. Non perdiamoci di vista.
Gianni Vattimo


Che a questa assemblea si giungesse non era affatto scontato. Non che a noi non fosse chiaro il quadro già la sera  del 14 Aprile ,ad urne chiuse da poche ore.Quanto alcuni di noi avevano previsto con esattezza si stava  verificando: il popolo di sinistra ricusava la propria rappresentanza parlamentare, rendendo inappellabile il giudizio sul governo Prodi e decretando la scomparsa dalle istituzioni della cosiddetta sinistra radicale. Al termine dei conteggi verranno attribuiti all’Arcobaleno 1.124.000 voti,il 30 % di quelli che appena due anni prima avevano preso separatamente i partiti che lo compongono,la metà di quanti da sola nel 2006 ne aveva  il Partito della Rifondazione Comunista.

Quello che all’indomani del voto sapevamo di mettere in conto però era ed è la consegna del silenzio che è stata mantenuta nei confronti di coloro che avevano propugnato l’astensione dal voto. Per averne un’idea si pensi al quotidiano il manifesto che ha praticamente ignorato la posizione astensionista di circa un terzo della sua stessa redazione,posizione costantemente rilevata da un sondaggio pubblicato settimanalmente ed a cura dello stesso giornale
Soltanto a quattro mesi dal voto Rossana Rossanda ,analizzando la scomparsa dal parlamento della sinistra radicale,a mezza bocca dovrà ammettere : “il suo proprio elettorato avendole giurato vendetta per essersi fatta trascinare nella avventura di governo”.(da il manifesto del 10.08.2008)

Mi capiterà  poi di ritrovare tra i sottoscrittori dell’appello astensionista  Questa Volta No i nomi di coloro che fanno parte come me di redazioni di giornali come micropolis, il mensile umbro che è in edicola con il manifesto,o di primapagina di Chiusi con il quale collaboro e  che,come avete visto, tanto spazio ha dato alle nostre tesi. E proprio da questo punto desidero partire nel presentare il nostro Incontro.

Noi che abbiamo invitato ad astenersi dal voto e che abbiamo contribuito all’affossamento della sinistra radicale non ci siamo affatto stracciate le vesti al cospetto della sua disfatta. A Gianni Vattimo,del quale ho letto i saluti e gli incoraggiamenti per il nostro lavoro,che ci chiede come ci si possa sentire quando Berlusconi e C. celebrano le loro vittorie,vorremmo rispondere appunto cosi:né gioire né spargere lacrime,ma cambiare strada.
Astenersi non è stato affatto sinonimo di qualunquismo ma presa di distanza da un sistema bipolare che ha portato allo svuotamento della Costituzione repubblicana ed alla affermazione di un ceto politico che ,nel ridurre la politica a mera amministrazione dell’esistente,è volto esclusivamente a curare i propri interessi di classe e di casta.

Quanto poi si possa provare vergogna per la finta sinistra del PD,credo che nessuno meglio di un napoletano della diaspora  come me lo possa dire:e non soltanto della sinistra ma di una intera città che ha accettato,con la sola eccezione di un padre comboniano, che si dicesse  di essere stata ripulita dall’orrido capo. Già quattro secoli prima di Cristo in Cina un savio, Me-Ti  scriveva :” Il  Savio che vuol migliorare il mondo può migliorarlo soltanto se conosce con certezza l’origine dei disordini;se non la sa, non può migliorarlo…” E’ da qui che siamo partiti all’indomani del voto di Aprile,avendo dato il nome alle cose e ,come  abbiamo detto con le parole del poeta ,”avendo scritto il nome dei nostri nemici”. Della fine della sinistra,della contraddizione tra sviluppo ed emancipazione,della lotta alla casta,dei possibili assi di resistenza al degrado morale,politico,culturale ed economico che pervade il nostro paese,del connubio tra economia legale ed economia criminale, della ripresa dei valori della Carta Costituzionale vi parlerà a breve Marino Badiale.

Io vorrei ricordare,prima di cedergli la parola,che quando abbiamo pensato a questo incontro lo abbiamo inteso aperto a tutte quelle realtà che si oppongono allo stato presente delle cose nel nostro paese e vedo con soddisfazione che l’invito è stato raccolto anche da esponenti dei comitati che si battono per la vivibilità dei loro territori ed avversano, in nome dell’interesse generale, le logiche distruttive dello sviluppo .

Nella premessa alla nostra proposta abbiamo detto che noi, a partire dal documento-manifesto che vi abbiamo inviato, intendiamo proporre un lavoro comune a quanti si ritrovano nelle cose che abbiamo scritto Veniamo da strade diverse. Ci accomuna una dimensione della politica intesa come passione civile. Alcuni di noi ,per dirla un po’ con Marx ed un po’ con Aristotele, pensano anche che la politica sia il vero lavoro dell’uomo,che attraverso di essa possa produrre se stesso come uomo,come animale politico.

Con Massimo Bontempelli non mi vedevo da oltre trentacinque anni,avendo vissuto indimenticabili esperienze politiche tra Pisa  e Livorno agli inizi degli anni ’70. Gli ho ricordato qualche mese fa, quando ci siamo ritrovati, quanto scriveva nel ‘74 sul Corriere della Sera Pier Paolo Pasolini :”il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia”. Le cose da allora, ovviamente ,non sono cambiate. Ma siamo anche persuasi che valga la pena, ancora una volta, tentare.


Sintesi intervento Leonardo Mazzei (Lucca)

Teniamo questo nostro incontro nel cuore di una tremenda crisi finanziaria. Una crisi diversa da quelle cicliche degli ultimi decenni, una crisi sistemica destinata a cambiare in profondità gli assetti globali e la stessa società in cui viviamo.
Non ho mai creduto alle teorie crolliste, ma questa volta è diverso. Intendiamoci, il capitalismo non ci farà mai il favore di togliere il disturbo da solo. Questo è ovvio.
Quel che conta, però, è che il sistema ne risulterà scosso fin nelle fondamenta e molte cose torneranno in discussione.
La crisi è sistemica perché da un lato è il prodotto diretto dello sviluppo drogato degli ultimi decenni e, dall’altro, è la manifestazione della crisi dell’egemonia americana. Si tratta di due fenomeni strettamente intrecciati, conseguenza anche delle difficoltà incontrate dagli Usa nel dispiegarsi della Guerra Infinita.
Il capitalismo, come noto, si comporta come un ciclista in sella: non può mai fermarsi pena la sua caduta. Come il ciclista droga abitualmente la sua corsa, il capitalismo ha drogato la sua crescita degli ultimi decenni. E questo è stato particolarmente vero nel centro finanziario e geopolitico del sistema. Questa crescita drogata ha imposto una sorta di spostamento da Detroit a Las Vegas, dalla produzione alla finanza. E quest’ultima si è drogata a sua volta nella corsa a proporre forme crescenti di finanziarizzazione di ogni cosa, con rischi sempre maggiori (da gioco d’azzardo, appunto) ma ritenuti sostenibili in virtù del dominio imperialistico sul resto del mondo. Qui sta l’intreccio tra lo sviluppo naturale del sistema e la sua strutturazione imperialista.
Non penso – ma non ho qui il tempo per argomentarlo – che il capitalismo avesse una valida alternativa a questo percorso da Detroit a Las Vegas. Dunque, la crisi è strutturale e ben lungi dal potersi risolvere con qualche aggiustamento delle politiche economiche statuali.
Dobbiamo allora interrogarci sulle conseguenze di questa crisi. Sul piano ideologico siamo di fatto alla fine del liberismo e delle teorie della “globalizzazione”. L’intervento degli Stati, del resto mai venuto meno, non è stato mai potente come in queste ultime settimane.
C’è, insomma, una crisi evidente dell’ideologia dominante.
Ma la crisi produrrà sofferenza. Fame in tante aree del mondo, disoccupazione (già oggi l’Organizzazione Mondiale del Lavoro prevede 20 milioni di disoccupati in più), peggioramento delle condizioni di vita, basti pensare alla caduta libera del valore dei Fondi pensione integrativi.
Il problema è che questo big bang sta arrivando nel momento in cui le forze tradizionalmente alternative al capitalismo sono al loro minimo storico. Una ragione in più per comprendere la necessità di un nuovo anticapitalismo, che certamente sorgerà ma che potrà affermarsi solo con la ricostruzione di un pensiero forte che sappia prospettare e perseguire credibilmente un altro modello di società.

Arriviamo a Chianciano dopo l’iniziativa astensionista della primavera scorsa. Vedo che in molti hanno risposto al nostro appello e sono ora qui con noi. E’ il segno di una domanda forte e radicale.
In primavera abbiamo sostenuto l’astensionismo sulla base di una valutazione politica sull’imbroglio elettorale che si andava consumando. A monte di quella scelta vi stava una precisa analisi sia sulla falsa democrazia del regime bipolare – in realtà una forma di dominio totalitario nel recinto di un pensiero unico condiviso -, sia del ruolo nefasto della sinistra all’interno del quel meccanismo.
Il nostro no è stato dunque un no a quel regime.
Partendo da quel no, pensiamo che oggi l’obiettivo debba essere quello della costruzione di un vero fronte del rifiuto.
Qualcuno si chiederà qual è il legame tra questa nostra proposta originaria e la crisi in atto. Questo legame sta nel fatto che il ceto politico (la casta) è tutt’uno con le oligarchie finanziarie, al pari dell’altra casta che controlla e manipola i mezzi di informazione. E’ questo il regime.
Contro questa Trinità non basta la lotta di classe (soprattutto quella che si esprime nelle tradizionali forme sindacali), ci vuole anche lotta politica e culturale.
Contro questa Trinità noi siamo apertamente per la disobbedienza civile.
Una disobbedienza da mettere in campo su tutti i terreni, non solo quello elettorale.
Dobbiamo pensare a grandi campagne, da proporre in maniera aperta affinché diventino realmente di massa.
Faccio un esempio: oggi, di fronte alla crisi, sarebbe necessario prendere il toro per le corna e dire apertamente che la Borsa, dopo i disastri che ha provocato, va semplicemente chiusa.
Comprendo l’obiezione: non abbiamo quella forza e se l’avessimo vorrebbe dire la rivoluzione.
Dobbiamo però misurarci su quel terreno. Nei giorni scorsi il governo argentino ha deciso di chiudere, nazionalizzandoli, i fondi pensione integrativi.
Bene, non potremmo lanciare una simile proposta in Italia? I Fondi sono stati voluti dal regime bipolare al completo, hanno avuto la benedizione di Cgil-Cisl-Uil che siedono nei consigli di amministrazione, sono stati imposti da una virulenta campagna mediatica.
Con i Fondi i lavoratori italiani stanno perdendo i loro soldi, in molti casi estorti con il truffaldino meccanismo del silenzio/assenso, ed oggi assorbiti dalla speculazione. Questione democratica e questione sociale si tengono più che mai.
Questo è solo un esempio. Cominciamo però a ragionarne, perché la situazione che si prospetta richiede risposte adeguate sia in termini di pensiero che di azione.

Sintesi intervento Roberto Fondi (Siena)

Sebbene non mi senta di sottoscrivere completamente la proposta di Badiale e di Bontempelli di utilizzare la nostra Carta Costituzionale quale punto fondamentale di riferimento, concordo tuttavia in pieno con la loro analisi dell’odierno quadro socio-politico. Anch’io, pertanto, ritengo che sia necessario tenersi “fuori dal recinto” dell’attuale regime ed impegnarsi a creare un clima di mobilitazione culturale finalizzato a risollevare la nostra Nazione dallo stato di profondo degrado nel quale è stata gettata ed i cui nodi stanno sempre più drammaticamente venendo al pettine. A questo proposito, però, se è sicuramente appropriato iniziare a far leva sui comitati di difesa territoriale, che in maniera spontanea si sono costituiti e continuano a costituirsi in numero crescente in ogni parte d’Italia, altrettanto sicuro è che la suddetta mobilitazione culturale non porterà a nulla di veramente costruttivo, se non partirà da tre presupposti imprescindibili. Il primo presupposto consiste nel considerare nemici non soltanto la casta, l’impero e l’oligarchia finanziario-consumistico-produttiva, ma anche - purtroppo - la maggioranza dei nostri concittadini, che il regime ha del tutto diseducato al senso del Bene Comune ed abituato ad interessarsi solo ed unicamente alla difesa e mantenimento del proprio ristretto nucleo familiare. Il secondo presupposto consiste nell’abbandonare con decisione e senza alcun rimpianto nostalgico non soltanto il recinto del regime, ma anche quello della parrocchia partitica: non dobbiamo considerarci più né compagni rossi né camerati neri né fratelli cristiani bianchi, ma soltanto Italiani che intendono riscattarsi e rigenerarsi dal degrado in cui si trovano. Il terzo presupposto, infine, consiste nel ribadire che non si può fondare un movimento politico-culturale solo sul contro che cosa, ma si deve indicare con chiarezza per che cosa è necessario che i cittadini si impegnino ad agire mettendosi al nostro fianco. Anche per rendere realmente effettivi gli enunciati più sacrosanti della nostra Costituzione, insomma, è assolutamente necessario delineare e proporre a tutti i connazionali un progetto di Stato o sistema politico radicalmente alternativo a quello che ci sta opprimendo e dissanguando. Questo scoglio iniziale rappresenterà sicuramente la parte più delicata e difficile del ruolo di mobilitatori che intendiamo assumerci. Attingendo a piene mani e con fiducia all’intero bagaglio storico-culturale del nostro Paese, dobbiamo dunque affrontare questo scoglio in maniera lucida e serena e superarlo nel più breve tempo possibile.

Sintesi intervento di Aldo Zanchetta (Lucca)

 
Occorre stare molto attenti a come impostiamo la gestione dei nostri incontri per evitare un fenomeno ben noto, la prevaricazione, anche involontaria, di alcuni.
Occorre cercare di essere chiari nelle analisi anche se sintetiche che facciamo e nell’ uso di parole, per evitare equivoci come mi sembra che in qualche caso sia accaduto, facendo apparire dei disaccordi che forse non ci sono (e anche il viceversa). Ma anche ascoltare con attenzione.

Un esempio: si è usata la parola “localistico” attribuendogli a volte un valore positivo e a volte negativo, di chiusura. In realtà sarebbe corretto di “azione locale” (positiva) da “azione localistica” (nel senso peggiorativo, di chiusura in se stessi). Nella relazione iniziale Badiale aveva ben chiarito che le azioni locali, per non diventare localismi, dovevano essere inquadrate in una visione ampia di lotta al sistema.
Siamo gente che viene da esperienze diverse, con formazione culturale diversa. Occorre mettere perciò in piedi sistemi adeguati di comunicazione fra noi per confrontarci e conoscerci meglio, in modo da essere chiari anche nella comunicazione del nostro messaggio all’ esterno.
Si è parlato di rinunciare a alcune nostre idee per stabilire una bas4e comune. Il problema non è rinunciare, che anzi una pluralità di analisi e di culture che si mettono assieme senza autoestinguersi è un valore. Occorre, questo si, comporre e conciliare queste diversità nel momento della sintesi.
Un esempio. La parola “decrescita” ha creato reazioni contrastanti. Ma non c’ è stato il tempo di chiarire quali contenuti si mettono sotto questa parola. Comunque la parola non è felice perché crea malintesi, anche se la si è aggettivata proprio così : “decrescita felice”, per attenuarne l’ impatto che crea interrogativi. Gli indigeni amerindi, ricorrendo alla loro cultura ancestrale, usano una espressione positiva : il “buen vivir” *. Forse è tardi per cambiare questa espressione, ma forse ne varrebbe la pena dato le reazioni impulsive che suscita.
Infine ho sentito in alcuni interventi il riferimento alla conquista del potere come passaggio necessario a realizzare cambiamenti. Vengo dal Foro Sociale Americano, dove si discute molto su questo, con visioni abbastanza estranee alla nostra cultura di sinistra. Una riflessione sul potere potrebbe aiutarci anche noi a evitare il rischio che dicevo all’ inizio.

Sintesi Interveto Massimo Marco Rossi
(Venezia)

 
Sono Massimo Marco Rossi, nato a Venezia troppi anni fa. Negli ultimi  tempi ho prodotto molti documentari televisivi per conto dei  principali movimenti in lotta nel Veneto  e, dal 1992, percorsi didattici  sul linguaggio della televisione  per aiutare allievi e docenti delle scuole di ogni ordine e grado a non farsi bere il cervello dal...Grande Fratello....
Qui con voi  mi sento perfettamente a casa mia, perchè concordo in pieno  con le analisi della crisi internazionale e della situazione politica Italiana  e con gli " intenti costruttivi" di Badiale e Bontempelli .
Intervengo per aggiungere alla nostra discussione qualche elemento significativo di riflessione che ho colto direttamente da alcuni grandi contemporanei intervistati durante le mie continue ricerche delle "verità scomode". L'anno scorso Andrea Zanzotto,  oggi ottantasettenne, probabilmente il più "alto" poeta Italiano contemporaneo , mi ha indicato la più grave contraddizione del nostro tempo nel numero crescente degli Umani , mai in precedenza così numerosi,  che popolano il Villaggio Globale. Mi ha detto:  "Sei miliardi e mezzo di persone impegnate a consumare  sempre  di più e a superare i nove miliardi entro il 2050 non  sono sostenibili per gli ecosistemi del Pianeta. Perciò dico che se non si pone subito rimedio  all'una e all'altra crescita  molto prima di quanto si possa pensare sarà il Caos..."
Mi  ha richiamato alla mente ciò che avevo già sentito da Wolfgang Sachs, ricercatore all'Università tedesca di Wuppertal. Nel 1994, in una memorabile  riunione all'Arena di Verona dei Beati i Costruttori di Pace...disse : " il modello dello sviluppo illimitato entro il 2050 renderà necessaria la disponibilità di 3 pianeti per il reperimento delle materie prime necessario a soddisfare la domanda dei beni  proposti dal Dio Mercato e di altri 3 pianeti per depositarvi le scorie delle produzioni industriali e le montagne dei rifiuti solidi urbani...."
Anche Alex Zanotelli, il più scomodo cristiano "on tre road" ogni volta  che lo incontro lungo i percorsi dei Movimenti  fornisce dati sempre più desolanti sulla concentrazione  di immense ricchezze in un numero sempre più ristretto di individui a cui corrisponde la quotidiana morte per fame di  popoli sempre più numerosi  e non solo nelle aree sottosviluppate del Pianeta. 
Da  5 o 6 anni va dicendo che le guerre per l'Acqua, aggiunte a quelle per il Petrolio e l'Uranio,  per il Coltan e per le altre materie prime , sostenute dai crescenti  terribili armamenti Nucleari, Eletromagnetici e Biochimici depositati negli arsenali Americani  sparsi in tutto il Pianeta e, di riflesso, anche in quelli degli altri Stati Emergenti, non potranno che condurre ad Armagheddon....
E Giulietto Chiesa li riassume tutti quando spiega, con il suo filma ZERO, che  l'Impero Americano racconta un sacco di bugie sull'11 settembre 2001..." un evento assolutamente necessario per chi  era interessato  ad aumentare gli armamenti in vista dello Scontro Finale ! Argomenti assolutamente censurati da tutti gli organi di disinformazione di massa...
Una  prospettiva disperante e senza alternative ? Certamente NO ! Il mio amico Serge Latouche lo va ripetendo a chiare lettere." La salvezza è in un diverso modello economico che lui chiama Della DECRESCITA FELICE"  e che implica il rifiuto di  accettare  il Pil come bussola di chi governa.... e di chi lavora..... Non una Utopia astratta, ma un insieme di  decisioni concrete e possibili che  debbono partire dalle comunità locali, dai territori, dai Movimenti che si oppongono  in sede locale  alle scelte del Sistema Militarista e Consumista e che, mentre bloccano le follie del Liberismo  disegnano le nuove scelte eque ed eco-compatibili cambiando le regole complessive della finanza, del che cosa, dove,  quanto e come produrre,  della gestione dei Beni Comuni, primo fra tutti l'ambiente...

E' possibile raggiungere il risultato di fermare il treno  in corsa verso il baratro  solo se si progetta e si fa vivere nel concreto il sistema alternativo e ciò si può raggiungere solo con una fortissima integrazione di tutti i movimenti fra di loro e con tutte  le intelligenze capaci e disponibili a pensare  insieme un diverso futuro liberato  dagli errori e dalle follie del passato-presente. 
Per questo penso che dobbiamo lavorare insieme di continuo, via e-mail fra di noi, ma immediatamente riuscendo a coinvolgere nelle  nostre riflessioni  e nelle nostre concrete azioni  politiche e di lotta informativa il più alto numero di persone possibile.... raggiungendole direttamente nelle loro case. Come ...? Usando da protagonisti il  mezzo televisivo...proprio come proposto  dal Progetto Pandora di Giulietto Chiesa.

Sintesi intervento di Alberto Signorini (Siena)

L’appello a costituire una sorta di “Comitato di Liberazione Nazionale” ha senso solo se si prende atto di una realtà non più occultabile: noi siamo in guerra. Una guerra ufficialmente dichiarata l’11 settembre 2001 da chi era – ed è – disposto letteralmente a tutto purché non sia messa in discussione l’unica cosa davvero non negoziabile, ossia “il tenore di vita degli americani”, come dichiarò per primo Ronald Reagan vent’anni fa e come ribadì il suo successore George Bush senior. Una guerra la cui inconfessata finalità, oltre ai ben noti obiettivi imperialistici, era quella di ritardare l’esplodere di una crisi economica e finanziaria mondiale che sta ora venendo alla luce in tutta la sua drammaticità sistemica e che smaschera le aporie di un modello di sviluppo ormai anche ecologicamente insostenibile. Una guerra, infine, che dopo i massacri afghani e il genocidio irakeno minaccia oggi di estendersi al Pakistan e all’Iran, con l’impiego non più ipotetico delle armi nucleari.

È da quell’11 settembre che il mondo vive – o meglio, soffoca – in una gigantesca bolla di menzogna, quotidianamente alimentata da un sistema mediatico la cui funzione precipua è la disinformazione, e che proprio per questo è parte integrante, attiva e consapevole dell’oligarchia dominante, nonché il primo responsabile dell’accecamento che a sette anni di distanza continua a caratterizzare la cosiddetta opinione pubblica. In questo senso, la responsabilità dei media mainstream nel distorcere deliberatamente i fatti, propagandando le falsità bipartisan e mettendo a tacere o ridicolizzando le fonti alternative che tentano eroicamente di bucare quella bolla, non è inferiore a quella della casta politica di “sinistra”, il cui compiacente e compiaciuto servilismo nei confronti dei poteri finanziari sovranazionali ha ormai superato ogni limite. L’attuale tentativo di cavalcare l’onda della protesta studentesca innescata dall’ennesima “riforma” scolastica ne costituisce l’ultimo esempio e denota un’impudenza senza pari, visto che il ministro Gelmini altro non fa che dare attuazione alla precedente “riforma” prevista dal governo Prodi-Padoa Schioppa, lo stesso che nella sua ultima Finanziaria aveva stanziato 23 miliardi di euro per la Difesa, appunto a scapito di scuola, università e ricerca. Da questo punto di vista, sia per i “riformisti” che per la “sinistra radicale” Berlusconi continua a risultare uno spauracchio provvidenziale dietro il quale nascondere le loro responsabilità.

E a proposito di casta, non va sottaciuto come ad essa appartenga a pieno titolo la dirigenza dei sindacati confederali, la cui ultima impresa è consistita nel convincere milioni di lavoratori ad affidare il loro TFR nelle privatissime mani dei fondi-pensione, che in seguito allo tsunami finanziario hanno perso fino ad oggi il 20% del loro valore.

Detto ciò, una volta individuati gli avversari e precisati i princìpi-cardine che si riassumono nella rivendicazione della nostra Carta Costituzionale, occorre prendere atto della macroscopica disparità delle forze in campo: a dispetto dei fallimenti più clamorosi, delle aspettative tradite e delle innumerevoli prove d’insipienza offerte in questi anni dalle “sinistre”, permane infatti una considerevole quota di persone – lavoratori, giovani, pensionati, cittadini in buona fede sicuramente non appartenenti alla casta – che nonostante tutto confidano ancora nei “riformisti”, se non altro come “meno peggio”, senza accorgersi che è proprio a furia di “meno peggio” che siamo arrivati al disperante degrado attuale. Da qui la necessità di non frammentare ulteriormente le poche forze disponibili: erigere nuovi muri a base di nominalismi assurdi e risibili “distinguo” sarebbe la riproposizione farsesca e un po’ patetica di un ’68 mai digerito da ex sessantottini invecchiati male.

Sintesi intervento di Paolo Arduini (Pisa)

I movimenti “locali e su questioni specifiche”, con i loro limiti ma anche le loro potenzialità, sono comunque la sola possibilità di legare analisi della situazione e intervento concreto per cambiarla. Quasi mai utili in relazione alla ricerca di consensi elettorali (esperienza delle Liste Civiche, almeno a Pisa), sono il solo terreno nel quale, se si interviene con intelligenza, senza mitizzazioni e inutili trionfalismi quasi sempre delusi, sia possibile costruire coscienza e organizzazione. La crisi di un modello di dominio economico, politico, militare, culturale, c’è, e forse più profonda di altre crisi cicliche, ma rischia presto di portare a un livello di conflitto carico di derive razziste, autoritarie, qualunquiste, in un tessuto sociale disgregato e in preda al “si salvi chi può”: se già prima, con una classe operaia ancora compattata dai rapporti di produzione, non era affatto facile sviluppare una coscienza ”di classe” in sé e per sé, figuriamoci ora che la classe è stata dispersa e ristrutturata, distrutta nel suo potere di contrattazione con la costruzione scientificamente preordinata di un nuovo e illimitato esercito di manodopera di riserva (immigrazione, delocalizzazione, nuova contrattazione “individuale”), diluita nel territorio in un genericissimo Terzo Stato (che poi vuol dire, in concreto, ceti medi decaduti). Per questo, non bisogna sottovalutare le possibilità di recupero e di nuovo dominio che si possono venire a creare con un soggetto sociale potenzialmente più largo e maggioritario del passato ma parcellizzato e confuso, in parte comprato e ancora comprabile, anche nella crisi, se il sistema di dominio si ristruttura (come non è affatto detto che non sia ancora capace…) con iniezioni miste di keynesismo, statalismo, creazione di nuove complicità e asservimenti.

Che fare? Creare strutture, permanenti ma non cristallizzate in nuove gerarchie verticistiche, di confronto e coordinamento tra i movimenti realmente radicati nel territorio; trovare in questa azione, dentro i movimenti ma insieme separati da essi per una visione più generale e complessiva della realtà, le problematiche che aprono le menti e le coscienze: in questo senso vanno bene sia la PROPOSTA della Costituzione, non da difendere ma da attuare nei suoi punti fondamentali per quel che riguarda i diritti civili, sociali, ambientali, sia la PROPOSTA della qualità della vita, costruita nelle battaglie del territorio con la individuazione CONCRETA dei nemici (chi mette al primo posto gli interessi privati, contro gli interessi e i beni comuni), da non confondere affatto con una ambigua e sbagliata parola d’ordine, quella della decrescita, che apre il campo alle fughe individuali nella felicità campestre per soli ricchi e a un ecocapitalismo “buono” (magari nucleare…) che non tocca niente della sostanza del dominio.  

Un’esperienza “forte” come quella della Comune di Parigi, non a caso “locale” e cioè radicata nel territorio e legata alle sue esigenze, anche se parziali, ha saputo alla fine prefigurare, da dentro la medesima esperienza parziale e specifica, un modello alternativo di organizzazione “statale” e organizzazione dei rapporti tra gli uomini (liberi e eguali davvero, a costo anche di perdere, come è successo nel 1871, perché vincere necessita di un complemento oggetto oppure non ha senso): democrazia reale come potere al popolo (rappresentanti eletti da tutti i CITTADINI, pagati a salario operaio, con totale diritto-dovere di rotazione e revoca dalle cariche); proprietà sociale dei mezzi di produzione (basata su autogestione e autodecisione sulle forme di produzione e consumo e non sulla statalizzazione e burocratizzazione delle medesime forme).

(COSE NON DETTE, PERCHE’ IL TEMPO NON PERMETTEVA, MA PENSATE)

Evitare l’illusione, venuta fuori anche a Cianciano, che affiancare parole d’ordine cosiddette moderate e riformiste, come Costituzione e decrescita, a parole d’ordine cosiddette radicali e rivoluzionarie, come anticapitalismo e antimperialismo, sia la soluzione del problema delle nostre diversità: linguaggi che non isolino le minoranze coscienti dal resto della popolazione sono il CUORE della nostra azione concreta, ma vanno TRADOTTI nella vita quotidiana delle persone, partendo dal basso verso l’alto, dal particolare al complessivo, senza paura di essere o sembrare troppo riformisti o troppo radicali.

Allo stesso modo, distinguere tra legalità costituzionale (quella dei diritti civili, sociali, ambientali) e legalità fondata sul dominio (quindi in realtà illegalità sociale, sia che si presenti nelle forme giuridiche “criminali” che in quelle “non criminali”) è essenziale per non confonderci col dipietrismo e dintorni, contrabbandato oggi come unica “vera opposizione”.

PAOLO ARDUINI (Comitati pisani per la qualità della vita-Lista civica “Città dei Diritti”)

Sintesi intervento di Moreno Pasquinelli (Foligno)

LA GLACIAZIONE E' FINITA.
Quelli di noi che firmarono e diffusero l’appello astensionista «Questa volta no!» in occasione delle ultime politiche, non immaginavano che lo sconquasso politico a sinistra sarebbe stato tanto grande. Certo, le urne ci consegnavano un assetto bipolare rafforzato, ma accanto ad esso c’era lo smottamento della cosiddetta “sinistra radicale”, ovvero il salutare e atteso divorzio di tanti cittadini dalle loro degenerate rappresentanze politiche. Così decidemmo di vederci dopo le elezioni, per verificare se, oltre al severo giudizio critico sul minaccioso quadro politico e sulle forze in campo, avessimo idee comuni da avanzare, e se queste idee fossero sufficientemente forti e solide per poter fare qualcosa di positivo. Una la domanda che si ponevamo: esistono le condizioni per far sorgere una nuova forza politica? Se sì, su queli nuove fondamenta? Di qui è nato il documento che il vecchio comitato promotore ha proposto come base della discussione.

Nel frattempo è giunta la crisi dei mercati finanziari la quale, non ne dubito, avrà effetti devastanti non solo sull’economia, ma sugli assetti politici e istituzionali, sullo stesso sistema di relazioni internazionali. Siamo entrati in una caotica fase di transizione: è in discussione la capacità del capitalismo mondiale, di cui gli USA rappresentano il cardine, di superare questa crisi. Una prima cosa è chiara: il benessere diffuso conosciuto dai paesi dell’Occidente imperialistico, già declinante, è destinato a lasciare il posto a nuove povertà di massa, e queste non potranno che causare aspri e generali conflitti sociali. La seconda cosa: accetteranno gli USA di fare un passi indietro, riusciranno a sacrificare la loro supremazia mondiale per lasciare posto ad un ordine multipolare? Pendo per il no, e comunque non si passa ad un sistema multipolare in maniera indolore, anche le relazioni tra stati saranno sottoposte a tensioni tremende. La terza cosa è che, comunque vada, il modello sociale su cui il capitalismo ha poggiato la sua crescita negli ultimi decenni, è giunto a fine corsa e un nuovo modello sorgerà sule ceneri di quello moribondo. La quarta cosa evidente è quindi che questa crisi seppellisce per sempre il cosiddetto “pensiero unico”.

Voglio dire che questa crisi pone fine alla glaciazione da cui veniamo. Siamo agli inizi di un nuovo grande disgelo, non solo dei conflitti: finisce la glazione delle idee, del pensiero critico. Sul primo livello, quello dei mille rivoli del risorgente conflitto sociale, data la nostra debolezza, possiamo fare poco. Questi rivoli seguiranno un percorso tortuoso, e non è detto che soli riescano a confluire nel grande fiume che porta fuori dal sistema in cui viviamo. Vi dirò anzi che sono pessimista, che nel caos sociale una svolta reazionaria di massa e populista è nell’immediato più probabile una svolta rivoluzionaria. Certo avremo forti polarizzazioni e non prevedo molti spazi per le mezze misure, per le pezze calde, per ipotesi politiche che tempo addietro avremmo definito “riformistiche”.

E’ qui che si situa la funzione nostra, ammesso che si riesca a dare seguito alle nostre speranze. E’ sul terreno del pensiero e della proposta politica che, io penso, abbiamo molte cose da dire. Capisco le obiezioni rivolteci, che il documento proposto non è sufficiente, che occorre non solo precisare idee, che ce ne vogliono di nuove e forti. Io penso ad esempio che la “decrescita” possa essere, se declinata in senso più solidamente anticapitalista, una via per la fuoriuscita dal sistema vigente. Se ci fate caso si sta delineando un grande blocco trasversale, che va dall’estrema sinistra alle destre più conservatrici, passando per grandi “think tank” e lobbies finanziarie multinazionali, che premono per adottare come negli anni trenta del secolo scorso terapie d’urto keynesiane. Noi che diciamo?

Io ritengo che il capitalismo reale (non quello immaginario di Adam Smith) abbia esaurito la sua spinta propulsiva, che questa crisi porterà alla ribalta idee nuove, ma idee radicali che dovranno indicare le possibili strade per fuoriscure dal sistema capitalistico, per evitare che dopo una dolorosa cura da cavallo l’umanità si ritrovi fra vent’anni alle prese con un’altra devastante crisi ciclica. Aumenteranno quelli che si chiederanno se il gioco valga la candela. A scanso di equivoci, non penso che ci sarà mai un crollo finale del capitalismo. Se non lo si rimpiazza con un sistema sociale e politico nuovo esso potrà sempre rinascere come l’araba fenice, certo in forme più sfruttatrici e disumane. Non esiste infatti una teoria scientifica della fine del capitalismo. Esistono tuttavia spiegazioni scientifiche sulle crisi cicliche del capitalismo e tra queste quella marxista della crisi come “crisi di valorizzazione” o di “sovrapproduzione”, resta a mio parere la più convincente in mezzo alla babele di spiegazioni di tanti analisti azzeccagarbugli.

Questo per dire che non partiamo da zero, che è vero che dobbiamo definire una nuova alternativa al capitalismo e all’imperalialismo. Tuttavia abbiamo una memoria, un ricco archivio di esperienze, che occorre quindi farla finita col cupio dissolvi dei marxisti pentiti che con l’acqua sporca hanno gettato anche il bambino.

Sintesi intervento di Luigi Nanni (Narni)

Cari Compagni,
il soggetto che si va formando deve essere un movimento di liberazione nazionale,in quanto ci facciamo portatori di una nuova visione del
mondo che è alternativa a quela imperante rappresentata, dal modello anglo-sassone-americano. Il nuovo soggetto non può essere nè antimperialista nè
anticapitalista tout-court, anzi deve cercare di poter inglobare tutti coloro, che ritengono il sistema americano il vero e principale nemico da abbattere.
Come il socialismo era rappresentato nel mondo dall'ex URSS,così oggi il sistema capitalistico è rappresentato dal modello USA, se non riusciamo a capire che è questo il modello in crisi, non riusciremo a stabilire neppure chi è il reale nemico.Sia in Italia che nel mondo occidentale vige il pensiero unico e non certo il bipolarismo,non è una questione di lana caprina,ma è un punto dirimente,un punto che deve essere preso come pietra angolare per la nascita di un soggetto politico realmente alternativo.


Sintesi intervento di Giulio Bonali (Piacenza)


Segnalo solo un punto di dissenso da parte mia dai documenti preparatori di questo incontro e dalla relazione di M. B.

Personalmente sono convinto che la sindrome “N.I.M.B.Y” non sia uno spauracchio ideologico delle classi dominanti (le quali ovviamente fanno il loro “mestiere” e pertanto lo usano anche come tale; ma non è solo questo).

Per me la sindrome “N.I.M.B.Y”, cioè la pretesa di scaricare su altre popolazioni politicamente o economicamente più deboli le conseguenze nefaste del proprio consumismo sfrenato, è anche e innanzitutto una delle più genuine espressioni dell’ estrema grettezza e meschinità, dello spirito di “arraffamento individualistico” a tutto scapito degli altri che è proprio dell’ attuale fase di “avanzata putrefazione” del capitalismo (mi scuso per questo lessico alquanto “vetero”).

Credo che idealizzare movimenti come quelli contro discariche e inceneritori in Campania o contro la TAV in Val di Susa, o contro la base di Vicenza (Dal Molin), considerandoli portatori di una autentica alternativa gli attuali iniqui e superati assetti sociali sia esattamente lo stesso identico errore, che è stato denunciato nella relazione iniziale, consistente nell’ idealizzare una mitica classe operaia intesa in termini che erano forse almeno in parte veri negli anni ’50-’70 ma che, come tale (in quei termini), non esiste più da tempo.

Credo che, al di là delle convinzioni e delle intenzioni soggettive di tanti ottimi compagni in essi impegnati (dei quali non intendo assolutamente mettere in dubbio i meriti, la bontà e il valore del lavoro che stanno svolgendo), quei movimenti siano oggettivamente egemonizzati da tendenze localistiche, volte semplicemente a scansare a scapito di altre popolazioni i costi di uno sviluppo distorto ed ecocida del quale non si é disposti a rinunciare agli effimeri ed inautentici “vantaggi” per sé (per esempio sono convinto che se la monnezza campana finisse in discariche o inceneritori di qualche paese povero dell’ Africa, se la TAV venisse fatta passare per qualche altra valle diversa o se la base americana fosse installata in qualche altra località -magari di qualche paese povero ex-socialista- quei movimenti si sgonfierebbero immediatamente, nella piena soddisfazione della stragrande maggioranza della “gente” -uso non a caso questo temine qualunquistico- che vi aderisce).

Il tutto in modo perfettamente organico allo stato di cose presenti ed alla sua conservazione

Sintesi intervento di Claudio Vignolo (Genova)

Sono Claudio Vignolo, abito a Cogorno, provincia di Genova. Mi sono formato 'politicamente'
nell'associazionismo cattolico (AGESCI e AC). Ho cominciato a fare politica attiva da circa un anno, dalla
nascita del PD. Attualmente sono nel coordinamento del circolo del PD del mio comune. Mi ha spinto a
questa scelta la speranza che il ‘nuovo’ partito, grazie soprattutto allo statuto democratico di cui si sarebbe
dotato, avrebbe costituito una novità nel panorama partitico italiano, permettendo un consistente ricambio ai
suoi vertici. Ad un anno di distanza è evidente come questa speranza sia stata ampliamente disattesa.
Per questo non ho ancora acquisito la tessera del PD e sto valutando altri percorsi: sento un dovere etico,
specie per un padre di 4 figli, impegnarsi attivamente in politica, per cercare di modificare radicalmente
l’attuale sistema.
In linea di massima condivido i cinque obiettivi che sono stati espressi e che qui riassumo sommariamente:
€ opposizione all’attuale regime bipolare
€ anti-capitalismo, quanto meno nella sua attuale forma (anglosassone)
€ difesa della costituzione in quanto baluardo democratico
€ questione ambientale - decrescita
€ anti-imperialismo americano
Nel mio intervento desidero porre l'attenzione su due punti:
1. Un'istituzione può essere dannosa non perché in sé 'sbagliata', ma perché gestita in modo sbagliato. Ad
esempio:
i partiti, come i sindacati, o la stessa chiesa, sono sorpassati, da 'eliminare' o i loro problemi non
derivano piuttosto dalla gestione, spesso strumentale se non criminale, messa in atto dai loro dirigenti?
Non possiamo identificare l’istituzione ‘partito’ con i delinquenti che in questo momento li ‘gestiscono’,
così come non si può identificare la chiesa con la gerarchia vaticana.
La costituzione, che diciamo di voler difendere, all’articolo 49 dice chiaramente ‘Tutti i cittadini hanno
diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la
politica nazionale’
. Possiamo accantonare i partiti finché non abbiamo individuato uno strumento
migliore?
2. Il metodo con il quale si intende raggiungere gli obiettivi, politicamente, è sostanza.
Nella chiesa, ad esempio, attualmente (sono parole di Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di
Bose), è in atto una sorta di ‘scisma metodologico’. Abbiamo due, potremmo chiamarle, ‘anime’ che, pur
perseguendo, nella teoria, gli stessi obiettivi, fanno fatica a riconoscersi, a colloquiare tra di loro, poiché
estremamente lontane nei metodi.
Così credo che sia essenziale, se si vuole costituire un’associazione, discernere e puntualizzare i
metodi, con la stessa cura degli obiettivi.
Io, ad esempio, non potrei mai aderire ad un soggetto che non rinunci in maniera inequivocabile
all’esercizio e al sostegno di azioni violente.

Sintesi intervento di Riccardo di Vito (Roma)

Ci sono tante cose che mi lasciano perplesso nei vari documenti presentati dal Comitato promotore,
ma sarei concorde nel creare un’associazione in cui poter scambiare pareri e in cui poter discutere
come un vero e proprio cantiere. Io ed i miei compagni delle Comunità Comuniste preferiremmo
un’officina, piuttosto che un cantiere, ma non è il nome a cambiare la sostanza.
Mi sta benissimo l’esempio fatto dall’amico, dal “viandante”, che sarebbe bene rifarsi alla Comune
di Parigi, uno dei massimi momenti democratici della storia europea, perché bisogna battersi
affinché il popolo sia al potere (democrazia).
Siamo assolutamente concordi nel promuovere l’avvio di una discussione, ma non possiamo
accettare le due basi, gli assi portanti, su cui si regge il documento proposto. Non ho il tempo di
spiegare tutto nel dettaglio, ma cerco di evidenziare i punti di critica.
Anzitutto la questione della decrescita. Partiamo dal presupposto che ci sono decine di gruppi che la
propongono e la declinano in modi differenti, per cui ci sarà bisogno di approfondire bene la
questione con discussioni ad hoc. Sicuramente siamo d’accordo con chi propone un approccio
culturale anticonsumistico, con chi propone un giusto contemperamento dei bisogni dell'uomo.
Concordiamo anche sulla critica dell'illimitatezza delle risorse, nonché sulla necessità di sviluppare
la ricerca di energie alternative rispetto al petrolio. Ritengo, però, che sia particolarmente rischioso
se non (persino) controproducente il “decrescitismo” inteso come concreta strategia politica di
riduzione del PIL. Più che di riduzione sarebbe corretto parlare di riqualificazione del PIL a fini
sociali o di sostituzione degli sprechi e della produzione anti-sociale con produzione a fini sociali.
La decrescita come prassi politica oscura l'importanza di una strategia realistica di indipendenza.
Per quanto riguarda la difesa della Costituzione, mi pare giusto difenderla come battaglia
immediata, per difendere i diritti civili, sociali e politici, tuttavia bisogna porre dei paletti.
Denunciare a chiare lettere tutti i guru della difesa della Carta Costituzionale (a partire da forze
politiche nemiche, come il PD), che sono stati i fautori della lenta distruzione di alcuni principi
sostanziali, inscritti nella carta costituzionale, peraltro mai attuata nei suoi articoli salienti. È
importante, in sintesi, non farsi drogare dall'antiberlusconismo e capire come l'avanzamento verso i
principi costituzionali debba procedere, sempre come battaglia di profilo minimo ed essenziale,
rompendo l'ipocrisia di chi cavalca la propaganda formalistica dei principi costituzionali. È
possibile rivendicare la Costituzione entro una più vasta riproposizione dell'anticapitalismo e di un
processo di demercificazione parziale della vita economica nazionale? Questo rimane un punto
importante di riflessione che richiederebbe un maggior approfondimento, soprattutto alla luce della
storia italiana dal 1948 ad oggi, con particolare riferimento al collegamento tra Costituzione e
sovranità limitata dell’Italia (vedi protocolli Nato et similia, vera e propria Carta “parallela” a quella
ufficiale).
Il documento proposto non pone particolarmente l’accento sull’anticapitalismo, invece noi
riteniamo che debba essere il vero collante di un “fronte popolare” – o CLN, come proposto da
alcuni - che si propone di capire i problemi reali della gente comune, soprattutto in una fase storica
come quella attuale dove il mito della globalizzazione e del libero mercato incomincia a sbriciolarsi
sotto i colpi della crisi. È chiaro che non è semplice parlare di anticapitalismo, ma sarebbe possibile
parlare di bene comune, di comunità, di legami solidaristici, ponendo l’accento sulla distruzione che
il modo di produzione capitalistico mette in atto. Un “fronte popolare” comunitario o qualcosa di
simile potrebbe essere la veste (la forma) di un progetto anticapitalistico condiviso, in cui
l'opposizione al capitalismo assuma le sembianze di un ampio coinvolgimento non settario, che
quindi non pretenda d’essere l'avanguardia di un movimento comunista ipotetico, ma ponga sul
piatto della bilancia politica i problemi più urgenti, uniti alla critica di fondo dell'esistente
(trasversale alle appartenenze). È necessario proporre alleanze di tutti quei settori sociali colpiti
materialmente e spiritualmente dall'invasività e la perversità di questo sistema. Dunque bisogna
proporre non solo la tradizionale lotta di classe, ma una nuova ed inedita opposizione tra forze del
capitalismo assoluto e della mercificazione finale e forze variegate (da coordinare) di resistenza (dal
mondo comunista al mondo cattolico più sensibile, alla gente comune non ideologizzata).
Questo sul piano internazionale deve vedere l'analisi lucida ed equilibrata delle esperienze
internazionali di altra natura, socialismo comunitario sudamericano, fino all'analisi disincantata (ma
necessaria) di altre formazioni sociali capitalistiche.
I nostri punti chiave di proposta sono:
1- Rilanciare i temi sociali, a partire dalla demercificazione dei beni primari: sanità, pensioni,
scuola, università, beni comuni (acqua, etc.). La lotta sul posto di lavoro non può essere
abbandonata, come alcuni propongono;
2- Saldare il legame comunitario, ad ogni livello della società, dal quartiere alla nazione, intesa
come comunità politica aperta, rilanciando la partecipazione attiva di tutti gli individui;
3- Sovranismo: sottolineare l’importanza di una strategia politica di indipendenza. Europa ed Italia
come campi di confronto politico reale (e non metafisico); sganciamento da USA e NATO; battaglia
per la reale unificazione solidale degli Stati sottoposti allo stesso dominio tecnocratico europeo.
Rilanciare la sovranità nazionale, monetaria, fiscale, insistendo sulla centralità della sovranità
politica come passo preliminare per ogni discorso rivoluzionario successivo. Se ci sono le basi
americane fa la differenza (eccome se la fa!). Allo stesso tempo lottare per politiche europee solidali
e per i contatti tra i popoli europei - nelle loro storiche lotte politiche comuni contro un potere che è
unicefalo -, tentando di saldare la nostra esperienza con quella dei popoli del Mediterraneo.
Abrogare il Trattato di Lisbona;
4- Battaglia contro il federalismo fiscale. Vedere la nazione come luogo reale di lotta. Far riscoprire
la solidarietà tra tutti i lavoratori dal Piemonte alla Sicilia, dalla Sardegna al Friuli Venezia Giulia.
Rilanciare un movimento culturale di riunificazione italiana, contro il settarismo leghista e per un
nuovo “patriottismo comunitario aperto e politico”;
5- Creazione di un movimento di rinascita popolare, un fronte popolare comunitario, che sappia
coniugare le lotte locali e i punti appena espressi.

Sintesi intervento di Valerio Bruschini (Todi)

COSTITUZIONE VO' CERCANDO CH'È SÌ CARA


 

1) Il discorso di Marino Badiale sulla Costituzione, che, rispetto alla situazione attuale, è molto più avanzata, è senz'altro vero; d'altra parte, questo si poteva affermare già nel 1948, poiché la classe dominante, per i motivi che conosciamo, fu costretta a fare non poche concessioni, per lo meno sulla carta.

È ugualmente vero ed ugualmente da noi risaputo che la Costituzione, soprattutto nelle sue parti più progressiste, per così dire, non è mai stata applicata e che rispetto a quella formale si è affermata, soprattutto negli Anni Cinquanta, una ben diversa Costituzione materiale; pure a livello teorico, noi siamo ben consapevoli dello scarto sempre intercorrente tra Costituzione formale e materiale in uno Stato borghese.

A questo va aggiunto che, nell'ultimo decennio, fors'anche quindicennio, la Costituzione è stata ed è continuamente svuotata, nel senso che gli articoli sono ancora quelli, ma la prassi va in direzione diametralmente opposta.

Un esempio per capirci: l'Articolo 11 sul ripudio della guerra è ancora lì, ma l'Italia è il quarto Paese al mondo per numero di missioni militari all'estero, dietro la sempre più inconsistente foglia di fico degli “interventi umanitari”.

E questo avviene con il consenso di buona parte dell'opinione pubblica, o, per lo meno, con il suo “consenso per indifferenza”, anche perché questa opinione pubblica è sempre più disastrata nelle menti dal bombardamento massiccio e quotidiano dei mezzi di distrazione di massa, che rendono, appunto, indifferenti alle distruzioni di massa, finché avvengono negli altri Paesi.

 

2) Tutto questo non implica, per lo meno per me che vengo dal “vecchio” Partito Comunista Italiano, che non ci si richiami alla Costituzione ogni volta che la situazione lo richieda, che non ci si opponga al suo costante svuotamento e che non si chieda che venga, finalmente, applicata.

Tra l'altro, questo avrebbe un valore formativo e politico soprattutto per le giovani generazioni, che ignorano, in buona parte, sia la Costituzione, sia le sue potenzialità democratiche.

Nello stesso tempo, non vanno coltivate illusioni, poiché se non cambiano i rapporti di forza, la Costituzione, lungi dall'essere applicata, verrà ulteriormente svuotata, anche perché la devastante crisi economica in atto produrrà, come è stato illustrato, un indurimento delle condizioni di vita di larghi strati della popolazione, che potrebbero pure protestare in maniera molto consistente.

A queste proteste è pressoché sicuro che si risponderà duramente e non sulla base della Costituzione, bensì delle numerose e micidiali leggi d'emergenza, che, come è stato già ricordato, fanno dello Stato italiano uno dei più feroci ed efficienti repressori di coloro che, in qualsiasi modo, dissentono dall'ordine esistente.

En passant: dovremmo combattere anche l'uso ideologico della crisi da parte delle classi dominanti, che già stanno impiegando quest'arma:

-      sia per l'ennesima applicazione dell' “aureo principio” della privatizzazione dei profitti, quando le cose vanno bene, e della socializzazione delle perdite, quando l'economia va male;

-      sia per far transitare prima nella testa delle persone e, poi, nella realtà, perfino i provvedimenti più vomitevoli; a titolo esemplificativo: l'ulteriore limitazione del diritto di sciopero, “perché, adesso, c'è la crisi”.

 

3) Tornando, e concludendo, alla questione Costituzione-repressione, è da tener presente che pure su scala mondiale la crisi produrrà sia molte e dure proteste a cui si risponderà con un aumento della repressione, sia il tentativo da parte del Capitalismo di risolvere i suoi problemi con la guerra.

Se è vero, infatti, che il dogma fondamentale della classe dominante statunitense è che il tenore di vita degli Statunitensi stessi non può essere oggetto di alcuna discussione/trattativa;

se è vero, come è stato ricordato, che questa si prospetta come una vera e propria crisi di civiltà, che metterebbe in discussione pure il primato degli USA e l'attuale ordine mondiale unipolare;

ebbene, io penso che gli Stati Uniti piuttosto che accettare il passaggio ad un ordine mondiale multipolare, che assegnerebbe un altro ruolo non solo ad altri Stati, (Russia, Cina, India, Brasile), ma anche ad altre civiltà, preferiranno scatenare una guerra coi fiocchi.

Se questo dovesse accadere, le eventuali proteste contro la guerra non verrebbero trattate come è accaduto finora, ma molto, molto più duramente.

Per concludere con una battuta, si potrebbe dire:

“Cercando la Costituzione, s'incontra la repressione?”.

Sintesi intervento di Pino Cosentino (Genova)

[Il punto di partenza è l'opposizione intransigente al regime bipolare, in cui comprendiamo anche il c. d.
Arcobaleno. Questo, l'appoggio alle lotte delle popolazioni contro la devastazione del territorio, per la salute,
la qualità della vita, i diritti (anche sul posto di lavoro), in primis il diritto dei cittadini di decidere
direttamente quanto li riguarda, costituisce (o dovrebbe costituire) l'elemento comune e condiviso da chi è
qui, che ci unisce, al di là di contrapposizioni destra-sinistra ormai superate.]
Abbiamo 2 proposte di contenuto (Costituzione, decrescita) e una proposta operativa (associazione politica
formalmente costituita, con tessere, campagne ecc.).
Sui valori della costituzione, penso che non ne abbiamo bisogno. Il movimento è capace di trovare da sé i
propri valori e i propri obiettivi, che sono già comuni. Le differenze tra noi vanno superate con uno sforzo di
elaborazione, non cercando una legittimazione giuridico-formale che potrebbe essere un'arma a doppio
taglio. Inoltre la Costituzione disegna e legittima quella “democrazia” formale che occorre superare. E' vano
dire che si tratta di una manovra difensiva. La possibilità dell'offensiva dipende dalla qualità della difensiva.
E' in questa fase che si gettano le basi del futuro, e guai a noi se si gettano le basi sbagliate.
Le differenze tra noi, che ostacolano l'unità del movimento, sono dovute a molte cause. Ne indico solo due:
l'eterogeneità del riferimento sociale; la questione organizzativa.
Caduta la centralità della classe operaia, il nostro riferimento resta un “terzo stato” (contrapposto al primo -
oligarchia del danaro, e al secondo – oligarchia politica) assai eterogeneo e attraversato da mille
contraddizioni (lavoratori-datori di lavoro; immigrati-indigeni; uomo-donna...).
L'organizzazione. Una volta riconosciuto che non esiste attualmente alcuna forza organizzata a cui possa
appoggiarsi il nostro movimento, ci chiediamo il perché. I motivi sono molti, ma qui mi interessa
sottolinearne uno. Perché oggi nessun partito “di sinistra” ha una strategia? Perché da molto tempo la
struttura ha preso il sopravvento sulla strategia, cioè sugli obiettivi dichiarati e creduti dagli aderenti, fino a
estinguerla completamente. L'esperienza ci dice che la democrazia non è “formale” solo a livello di Stato, ma
anche a livello di partiti, sindacati ecc. Non basta “affermare” che vogliamo un'organizzazione orizzontale,
democratica, in cui la strategia determini la struttura, e non viceversa. Occorre trovare soluzioni concrete,
perché senza organizzazione non si va da nessuna parte, e con la tradizionale forma-partito neppure.
Credo che ci sia molto da sperimentare, certe cose non si risolvono nel pensiero.
Credo che dobbiamo lavorare in 2 direzioni: 1. crescita di un'organizzazione a rete del movimento sul campo
(comitati ecc.: funzioni di line), 2. organismi come l'associazione qui (a Chianciano) proposta, che non
pretendano di esercitare un comando immediatamente operativo sul movimento (assoggettandolo ai propri
interessi di strutture autoreferenziali), ma abbiano funzioni di staff.
Il movimento politico vero e proprio è costituito dalle forze locali (rectius: sul campo) organizzate a rete, e
dispone di propri processi decisionali; mentre è affiancato da strutture di supporto, che sfornano soluzioni,
ma non “comandano”.
A queste condizioni un'associazione con i contenuti qui delineati è utile, o perfino molto utile.
Infine, l'idea di un movimento o comitato di liberazione nazionale: potrebbe essere un punto di arrivo; non
condivido l'aggettivo: “nazionale”.

postato da: miastengo alle ore 20:04 | link | commenti
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Ordine del giorno conclusivo presentato da Marino Badiale a nome del Comitato Promotore dell’Incontro

Il degrado della società italiana ha ormai raggiunto il livello di guardia. Le fondamentali strutture del paese, dalla scuola alle ferrovie, sembrano lentamente disgregarsi, mentre la vita di fasce sempre più larghe della popolazione è sempre più difficile e faticosa. E’ evidente che l’attuale sistema politico è responsabile di tale situazione e incapace di porvi rimedio. Tale sistema si presenta nella forma della democrazia pluripartitica, ma si tratta in sostanza di un autentico regime le cui differenziazioni interne sono superficiali e mistificanti. Il ceto politico (indifferentemente di destra, di centro e di sinistra) che gestisce questo regime è ormai, in modo evidente, una Casta il cui unico scopo è la ricerca di potere, denaro e privilegi. Chiunque voglia, oggi in Italia, perseguire seriamente l’interesse collettivo, deve porsi fuori e contro l’intera Casta politica, fuori e contro destra, sinistra e centro.

Questo è naturalmente solo il passo iniziale. Dopo essere usciti dal recinto in cui fingono di contrapporsi destra e sinistra, occorre cominciare a guardare la realtà.

Nella realtà politica ed economica appare oggi in primo piano la crisi economico-finanziaria. Si tratta di una crisi seria, grave, che porterà a profondi cambiamenti nella distribuzione del potere, sia sul piano nazionale sia su quello internazionale. Sta venendo meno la strutturazione economica e finanziaria del mondo degli ultimi trent’anni. E’ la fine della globalizzazione capitalistica. Non sappiamo cosa ne prenderà il posto. Sappiamo però che questa crisi avrà conseguenze gravissime in un paese già in difficoltà come l’Italia. I ceti subalterni verranno duramente colpiti, la realtà sociale verrà attraversata da gravissime tensioni, da scontri e lotte. Occorre dare a queste lotte la prospettiva dell’interesse collettivo, se vogliamo prevenire pericolose derive razziste e autoritarie.

Crediamo che si possano indicare alcuni punti cruciali per una lotta politica che intenda difendere gli interessi dei ceti subalterni di questo paese.

Il primo punto è la ripresa dei valori fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana. Questi valori rappresentano a nostro avviso una fondamentale linea di resistenza contro il degrado sociale cui stiamo assistendo. Se la Costituzione era, quando fu approvata, più avanzata del suo tempo, e per questo non fu mai integralmente applicata, oggi, dopo decenni di attacco neoliberista alle conquiste dei ceti popolari, essa, se presa sul serio, imporrebbe vicoli e richieste tali da sovvertire l’attuale organizzazione economica e sociale.

Il secondo punto è la critica al carattere ormai del tutto illegale del potere economico e politico. Le esigenze di profitto di un capitalismo sempre più competitivo spingono imprenditori e politici alla continua violazione delle leggi e a rapporti sempre più stretti con l’economia illegale della criminalità organizzata. Se questo è vero, la richiesta del controllo di legalità nei confronti dei potenti è oggi un’arma fondamentale per combatterli.

Il terzo punto è la critica allo sviluppo inteso come aumento indefinito del PIL, della produzione e dei consumi. Questo idea dello sviluppo è il vero dogma del mondo contemporaneo. Lo sviluppo capitalistico illimitato sta portando l’umanità in un vicolo cieco di distruzione dell’ambiente e guerre per le risorse. Superare il dogma dello sviluppo e pensare ad una società nella quale il PIL inizi a decrescere, per esempio tramite un deciso aumento di servizi sociali offerti gratuitamente dallo Stato, è oggi una condizione essenziale per contrastare la direzione nella quale si muove la nostra società.

Una realtà che si muove oggettivamente nella direzione della critica allo sviluppo è quella dei tanti comitati e movimenti che combattono contro progetti invasivi del territorio e finalizzati allo sviluppo. Questi movimenti possono certo presentare molti limiti, specie nella fase iniziale. Ma la direzione nella quale la logica delle cose li obbliga a spingersi è quella della critica allo sviluppo e della decrescita, perché si tratta dell’unico contenuto ideale che dia un fondamento vero alle loro lotte. Tali lotte sono destinate a crescere, in un paese densamente abitato come l’Italia, e il blocco di ogni opera invasiva, che esse richiedono, significa il blocco dello sviluppo capitalistico. Queste lotte hanno quindi, al di là della coscienza dei singoli individui che vi partecipano, un carattere di radicale contestazione dell’attuale ordinamento economico e sociale.

Il quarto punto è quello della lotta all’impero USA e del sostegno alle resistenze dei popoli da esso aggrediti. Il progetto USA di controllo globale delle risorse, messo in atto sfruttando l’occasione propizia dell’11 settembre, rappresenta un gravissimo pericolo per l’umanità. Tale pericolo verrà ancora più accentuato dall’attuale crisi finanziaria. Di fronta agli enormi problemi che essa crea agli USA, sarà sempre più forte la tentazione di usare lo strumento militare negli scontri sempre più duri che nasceranno. Un paese come l’Italia ha uno specifico interesse a che il Mediterraneo sia un mare di pace e a stabilire pacifiche relazioni con il mondo arabo e musulmano, e per questo deve opporsi all’aggressività imperialistica degli USA.

Queste idee possono prendere corpo ed agire sulla realtà se riusciremo a far convergere su di esse persone diverse, come fiumi che portano acque diverse allo stesso lago. Per questo, in una fase iniziale nella quale voci diverse devono trovare un sentire comune, ci sembra che lo strumento più adeguato possa essere quello di un’associazione che si ponga due compiti essenziali: da una parte proseguire la discussione avviata a Chianciano per aprrofondire i tanti problemi sollevati ed elaborare un sentire comune, dall’altra impostare campagne di sensibilizzazione e di mobilitazione su temi come quelli sopra accennati.
postato da: miastengo alle ore 19:47 | link | commenti (1)
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